Il 13 settembre gli svedesi saranno chiamati alle urne. Nel dibattito politico in vista delle elezioni, il tema delle tasse è stato trattato in modo piuttosto blando. Il fronte progressista locale, guidato dai socialdemocratici – i favoriti della tornata elettorale – e Verdi e Sinistra, ha ipotizzato di inserire la patrimoniale, aumentare la corporate tax e sviluppare un sistema per “ridurre l’evasione fiscale”.
Così ha detto Mikael Damberg, potenziale futuro ministro delle Finanze. In realtà però, contrariamente a quello italiano, il modello fiscale svedese è poco complesso e particolarmente efficiente. Soprattutto sulla gestione dei redditi che vengono dal mercato dei capitali. Il tema della tassazione, come emerge nella Järvaveckan – uno dei più importanti festival politici svedesi –, sembra più un punto puramente identitario del centrosinistra locale per attirare gli elettori.
Campagna elettorale su un sistema fiscale efficiente?
La Järvaveckan è sicura che il tema della tassazione non sia la priorità, in quanto non risolve un’esigenza reale. Già nel 2007 la Svezia aveva abolito le imposte sul patrimonio, insieme a quelle sulle donazioni e successioni. Un’iniziativa che seguì l’introduzione di un sistema che, invece, favorisce gli investimenti da parte dei cittadini. I privati si inseriscono così autonomamente nel mercato azionario e obbligazionario, partecipando in modo attivo all’incremento della ricchezza del Paese e quindi al suo benessere. Peraltro, è un sistema sviluppato proprio dai socialdemocratici, i quali in sintesi hanno trasformato ogni cittadino in investitore con il supporto dei sindacati. Il centrodestra ha poi aggiunto piccole modifiche, ma di fatto è un sistema che non è attaccabile.
Il nodo dell’euro
Sul tavolo, ad accendere il dibatto, è l’adesione o meno della Svezia all’Eurozona. Il fronte liberale si è espresso a favore, mentre i dem svedesi – notoriamente populisti e anti-europeisti – sono contrari. Per i moderati invece, guidati dall’attuale premier Ulf Kristersson, è intervenuta la ministra delle Finanze Elisabeth Svantesson, la quale ha confermato che, qualora il partito vincesse nuovamente le elezioni, predisporrà una discussione per valutare i pro e i contro dell’introduzione dell’euro in territorio svedese. Anche il viceministro Niklas Wykman è aperto al dialogo, anche se ha invitato a limitare il pressing.
Tuttavia, i cittadini sembra abbiano le idee più chiare. Nel 2003 avevano bocciato l’adesione all’Eurozona con quasi il 60% dei voti. Ed è per questo che i partiti dei vari colori politici non hanno inserito la questione nei programmi elettorali. I temi più caldi, tra i quali evidentemente non rientra l’economia, rimangono immigrazione e basso tasso di fertilità. Su quest’ultimo nodo, il centrodestra ha offerto di offrire incentivi per la procreazione medicalmente assistita, insieme al sostegno per le gravidanze multiple.
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