Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale il corpo diplomatico italiano. Il 2 giugno si festeggia l’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica. Un’occasione per ricordare l’importanza della democrazia, figlia della consapevolezza che i regimi autoritari portano solo alla guerra. Così fecero il fascismo e il nazismo. Così si sta ripetendo ora. In un momento storico in cui stiamo assistendo a un conflitto globale esteso a macchia di leopardo.
La guerra in Iran, a Gaza e in tutto il Medio Oriente – ricorda Mattarella – nasce da “cattive pratiche che raccolgono velocemente adepti”. Di fronte al dilagarsi dell’odio, il rischio che le tensioni possano “irradiarsi a tutta la regione” è alto. Tensioni che colpiscono “così brutalmente in modo indebito tutta la popolazione civile del Libano”, in una dinamica “desolante per la legalità internazionale”.
Per questo, continua il presidente della Repubblica, è importante “continuare a promuovere la primazia del diritto internazionale e la ricerca di soluzioni condivise, avverso alla logica dello scontro e della discordia”, ma anche evitare di “alimentare giacimenti di rancore e di odio” che spingono, ribadisce, “soltanto sulla strada della guerra e dei conflitti perpetui”.
Mattarella apre così la celebrazione della Festa della Repubblica, condividendo con i presenti un concerto nel salone dei Corazzieri e ricordando quell’ormai lontano – forse, non troppo – 2 giugno del 1946, quando agli italiani venne affidato il compito di scegliere se proseguire il percorso monarchico o aprirsi a un orizzonte nuovo. Quello della democrazia, della Repubblica, dove le donne – per la prima volta nella storia – ottennero lo stesso potere decisionale degli uomini.
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