domenica 31 Maggio 2026
Giorgia Meloni

Le Figaro attacca la politica di Meloni: “L’Italia trasferisce all’estero la futura classe dirigente”

L'analisi del principale giornale della destra transalpina smentisce la propaganda di Palazzo Chigi, svelando i dati di un declino demografico e della perdita di capitale umano senza precedenti

Da Alessio Matta
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Lo riporta il quotidiano francese Le Figaro, il principale giornale di destra in Francia: la crisi demografica e occupazionale italiana ha superato la soglia mai vista prima. Per la prima volta dall’unità nazionale, il numero dei cittadini italiani residenti all’estero, pari a 6,4 milioni, ha superato quello degli stranieri regolari sul territorio. Questo dato cancella la narrazione trionfalistica della premier Giorgia Meloni sulla stabilità economica. La fuga dei talenti non è un fenomeno transitorio, ma una ferita che priva il Paese delle sue forze migliori, regalando ad altre nazioni i frutti di investimenti pubblici miliardari.

La doppia asimmetria e il fallimento delle politiche

L’analisi mette a nudo lo squilibrio tra l’Italia e gli altri Stati europei. Se la Germania attira 400.000 lavoratori qualificati ogni anno e la Francia ne accoglie 80.000, Roma si ferma a quota 4.200. Il saldo netto descrive uno scenario preoccupante in cui, per ogni ingegnere o medico che arriva in Italia, nove lasciano il Paese. Le scelte recenti dell’esecutivo, come il taglio degli incentivi fiscali per il rientro dei cervelli, hanno peggiorato la situazione, trasformando il ritorno in patria in un privilegio per pochi. Secondo il giornale parigino, «l’Italia scambia capitale umano ad alto valore aggiunto con capitale umano a bassa produttività, indebolendo la sua capacità di generare innovazione, brevetti e crescita a medio termine».

La sostituzione regressiva del mercato produttivo

Il declino economico si manifesta attraverso una sostituzione qualitativa capovolta. Il sistema produttivo perde profili specializzati che emigrano verso Monaco o Londra, sostituiti da flussi migratori diretti a settori a bassa qualifica come l’agricoltura e la logistica. Questo travaso impoverisce il tessuto industriale, spingendo la penisola verso un’economia di servizi di base e subfornitura. La fuga coinvolge in misura crescente le donne, la cui presenza all’estero è cresciuta del 116% in vent’anni. Questo esodo priva la nazione anche di una risorsa demografica interna fondamentale, poiché i figli nati all’estero rappresentano un investimento senza ritorno.

Un sistema bloccato che respinge il merito

I giovani non scappano dalla povertà materiale, ma da un contesto che nega l’avvenire. Con un vertice sociale e politico che registra un’età media di 64 anni, il rinnovamento delle élite appare impossibile. Il mercato del lavoro, dominato da piccole imprese familiari e protetto da logiche di anzianità anziché di merito, spinge i laureati a cercare opportunità altrove. Senza riforme strutturali, venture capital e un cambio reale nei posti di comando, i proclami governativi rimangono parole vuote. La riflessione finale del quotidiano francese suona come una bocciatura definitiva per l’attuale esecutivo, ricordando che «una classe dirigente la cui età media supera i 64 anni, che riduce gli incentivi al rientro dei talenti, invia un messaggio inequivocabile ai suoi giovani: partite, qui non siete attesi».

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