Di buon mattino la premier Giorgia Meloni scrive su X: “Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria ‘Più libri più liberi’, che si svolgerà a Roma, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il ‘patentino antifascista’, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione. È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono”.
E aggiunge: “La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica”.
In realtà la scelta di “Più libri, più liberi” nasce da quanto accaduto durante l’edizione dello scorso anno, quando la presenza della casa editrice “Passaggio al Bosco” provocò un’escalation di polemiche, culminata con la lettera nella quale si chiedeva la sua esclusione all’Associazione italiana editori (Aie), siglata da ottantanove personalità, tra artisti e intellettuali. Una reazione che, alla fine, seguì l’effetto opposto: 604 persone visitarono lo stand indesiderato.
Il primo dell’ala progressista a commentare il post della presidente del Consiglio è il deputato Pd Matteo Orfini che, sempre su X, scrive: “Il giorno dopo aver visto sfilare fascisti e nazisti per la Capitale d’Italia, Giorgia Meloni si sveglia e alle 8.30 fa un duro tweet di condanna. Contro l’antifascismo“.
Lo segue la vicepresidente del M5s Vittoria Baldino che, in un lungo post su Facebook, ricorda: “‘La censura è incompatibile con qualsiasi società democratica’. Prendo nota Presidente. Dunque immagino che lei voglia chiedere scusa ad Antonio Scurati e Serena Bortone perché nel 2024, alla vigilia del 25 aprile, Scurati voleva recitare nel programma di Bortone un monologo antifascista. Gli è stato impedito. Si chiama censura preventiva. Chieda scusa a Sigfrido Ranucci per aver tentato di mettergli il bavaglio. Chieda scusa a tutti i giornalisti che avete querelato per aver osato fare il loro mestiere: il cane da guardia del potere”. E conclude: “Vedo che l’effetto referendum è passato. Ora siamo dinanzi al meno produttivo effetto Vannacci. Alzi la mano chi è più fascista”.
Leggi anche: Meloni prova a uscire dall’isolamento: bilaterale con Trump a margine del G7
Seguite La Sintesi sui nostri social!


