L’utilizzo indiscriminato dei social media da parte di soggetti minorenni è un problema e nessuno si sognerebbe di sostenere il contrario. Eppure, sempre più Paesi decidono di risolvere la crisi della dipendenza da schermo con leggi proibitive e generalizzate. Le stesse che potrebbero comportare un controllo autoritario del web e degli utenti che lo frequentano.
È la tesi che Taylor Lorenz espone sul Guardian, ricordando come questi divieti siano pericolosi sia per i minori che per gli adulti. Oltre a non esservi prove concrete che il mancato uso dei social prima di una determinata età porti a risvolti positivi, buona parte di questi divieti comporta anche l’eliminazione dell’anonimato sul web. Affinché si possa navigare o frequentare un social, sarà necessario fornire i propri dati per dimostrare di essere maggiorenne.
I pericoli del controllo dell’età
Una possibilità che renderebbe più semplice controllare e censurare giornalisti, attivisti e informatori che finora hanno lavorato anche grazie all’anonimato online. In più questi sistemi di sorveglianza potrebbero essere sfruttati da soggetti con intenzioni malevole. Inoltre, anche piattaforme indipendenti e no-profit potrebbero essere costrette a chiudere sotto le pressioni di realtà più grandi e potenti.
Queste preoccupazioni sono riemerse con una certa insistenza dopo la decisione del Regno Unito di Keir Starmer di vietare l’utilizzo dei social ai minori di 16 anni. Una scelta che il primo ministro ha spiegato sostenendo di voler “salvare la salute mentale” dei più giovani, troppo dipendenti da queste piattaforme. Nell’ultimo anno la stessa decisione è stata presa per prima dall’Australia, mentre le Filippine, l’Indonesia, la Malesia, Singapore e il Giappone hanno aderito a iniziative similari.
I social troppo spesso demonizzati
Una serie di scelte che sembra andare controcorrente rispetto alle ricerche degli esperti del settore. Il Journal of Technology in Behavioral Science ha infatti dimostrato che un corretto utilizzo di queste piattaforme, ovvero sotto la guida e il controllo di un adulto, può produrre benefici sui più giovani. In sostanza, il problema emerge quando i minori accedono a queste realtà senza gli strumenti giusti per gestirle. Inoltre, va considerato che i social media – quando garantiscono l’anonimato – sono una piattaforma utilissima ai soggetti più fragili della società.
Lo spettro del controllo Usa
Spesso diventano il rifugio di adolescenti appartenenti alla comunità LGBTQ+ o a minoranze in Paesi non sicuri. Ad aggravare le preoccupazioni su questo tema vi è la consapevolezza che negli Usa uno dei gruppi principali che si occupa di sistemi per la verifica dell’età comprende anche la Heritage Foundation, ovvero l’ente conservatore fautore del Project 2025 di Trump.
A insospettire è anche la tempistica di questo interesse per la sicurezza dei più giovani sui social. Il dibattito sul controllo dell’età coincide infatti con le proteste degli studenti statunitensi contro l’amministrazione Trump e contro l’azione degli agenti anti immigrazione dell’ICE.
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