La spaccatura interna alla Lega è ogni giorno più evidente. Simonetta Matone, deputata del Carroccio eletta nel Lazio, attacca frontalmente Luca Zaia e minaccia di lasciare il partito se prevarrà il ritorno a una forza a trazione nordista. «Zaia vuole fottere Salvini. Il suo obiettivo è fotterlo», afferma. E sul proprio futuro avverte: «Se non servo, torno a casa o trovo un altro partito».
Matone: «Zaia vuole fottere Salvini»
Intervistata dal Foglio, Matone descrive senza mediazioni lo scontro ai vertici del Carroccio. Alla domanda su cosa voglia davvero l’ex governatore veneto, risponde: «Fottere Salvini. Il suo obiettivo è fotterlo. Non lo dico io, me lo hanno detto ex leghisti veneti».
Secondo la deputata, il tentativo di riportare la Lega alle sue origini settentrionali rischia di rendere impossibile la permanenza degli eletti nel Centro e nel Sud: «Io me ne vado. Come posso spiegare ai miei elettori del Lazio che c’è una Lega che parla male dell’altra? Io non mi faccio prendere a sputi. Se non servo, torno a casa o trovo un altro partito».
Matone rivendica il peso della classe dirigente meridionale: «Sono parlamentari che hanno i loro voti. Simona Loizzo è una primaria che opera nella sanità da anni. Nicola Ottaviani è un cassazionista di valore e Anastasio Carrà è un maresciallo che si è battuto per la Lega, un deputato che ha dietro oltre venti comuni».
«Non vado a farmi insultare»
Il confronto decisivo potrebbe arrivare al ritiro del 4 e 5 luglio in Veneto. Matone non esclude di disertarlo: «Che vado a fare? A farmi insultare? Io sono stata eletta anche grazie a Fratelli d’Italia, che mi ha fatto votare in un seggio gioiello. Se ce ne andiamo noi leghisti del Centro e del Sud, un altro partito lo troviamo».
La deputata accusa Zaia di respingere ogni compromesso proposto da Salvini: «Rifiuta qualsiasi proposta. Mi sembra solo stallo». E conclude con un ultimatum: «A Treviso ci vado se è un evento di pace e non di divisione. O così o me ne vado. Adieu».
L’incontro era stato in effetti pensato da Salvini come momento di ricomposizione e rilancio. Con i sondaggi che si susseguono sempre più nefasti, però, potrebbe trasformarsi nell’occasione in cui l’ala nordista chiederà formalmente un congresso straordinario e una nuova leadership prima delle elezioni politiche.
L’attacco a Vannacci
Matone non risparmia Roberto Vannacci, del quale preferisce non ascoltare le «parole becere». Alla domanda se sia stato un errore accoglierlo nella Lega, risponde senza esitazioni: «Lo è stato».
Allo stesso tempo riconosce la forza del nuovo concorrente: «Per me è oltre il 5,3% e non perché mi piace o ci piace, ma perché c’è un elettorato, che anche dal M5S guarda a lui, un elettorato che ascolta parole base e crede a quelle parole».
La deputata arriva poi a formulare un sospetto pesantissimo, per il quale evidentemente non può portare elementi a sostegno: «Nessuno mi toglie dalla testa che dietro questa operazione ci siano i soldi di Putin».
La resa dei conti
La Lega attraversa la fase più difficile della sua storia recente. Gli ultimi sondaggi hanno collocato il Carroccio attorno al 5,3%, alla pari con Futuro Nazionale, ma con andamenti opposti: Salvini perde consensi, Vannacci cresce facendo leva proprio sui temi identitari sui quali il leader leghista aveva costruito la trasformazione del partito. Anche per questo Zaia e l’ala nordista del Carroccio chiedono un ritorno alle origini.
Per Matone come per molti altri eletti del Centro-Sud, però, la svolta nordista significherebbe la partenza verso altri lidi: Fratelli d’Italia, Forza Italia, alcuni (non Matone) potrebbero seguire Ravetto, Furgiuele, Bof in Futuro Nazionale.
E il ritiro di Treviso, nato per ricucire, rischia di diventare il congresso della resa dei conti.
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