Alex Schwazer è stato di nuovo sospeso per doping. L’agenzia antidoping tedesca ha avviato un procedimento contro il marciatore altoatesino, risultato positivo all’Epo dopo i Campionati tedeschi open del 26 aprile, gara che aveva vinto con il tempo di 3h01’55”, record italiano sulla nuova distanza della maratona di marcia. La documentazione è stata trasmessa anche alla magistratura ordinaria tedesca.
Intanto Schwazer ha convocato una conferenza stampa nel pomeriggio per fornire la propria versione.
Nuova positività all’Epo
Secondo quanto emerso, Schwazer sarebbe risultato positivo all’eritropoietina sia nei test del sangue sia in quelli delle urine. È la stessa sostanza per cui era già stato squalificato nel 2012, alla vigilia delle Olimpiadi di Londra.
In attesa della definizione del procedimento, il 41enne è stato sospeso in via provvisoria. Il caso avrà anche un seguito giudiziario, perché in Germania, come in Italia, oltre che una violazione delle regole sportive l’uso di doping nelle competizioni costituisce anche reato.
L’eventuale conferma della positività segnerebbe la terza contestazione per doping nella sua carriera.
La gara in Germania
Il controllo contestato risale ai Campionati tedeschi open di marcia su strada, disputati a Kelsterbach, vicino Francoforte. Schwazer aveva vinto la prova dei 42,195 chilometri con un tempo considerato eccezionale: 3 ore, 1 minuto e 55 secondi. La prestazione era stata indicata come record italiano e tra le migliori al mondo sulla nuova distanza. Negli ambienti della marcia, però, quel risultato aveva suscitato una certa sorpresa.
Per Schwazer, tornato a gareggiare nel luglio 2024 dopo otto anni di stop, quella vittoria avrebbe dovuto segnare il rilancio definitivo. Ora rischia invece di diventare la pietra tombale della sua carriera.
Il precedente del 2012 e il caso del 2016
Campione olimpico della 50 chilometri a Pechino 2008, a pochi giorni dalle Olimpiadi di Londra 2012 Schwazer venne trovato positivo all’Epo durante un controllo a sorpresa e subì una squalifica di tre anni e sei mesi.
Nel 2016 arrivò una seconda positività, al testosterone, che gli costò otto anni di squalifica e l’esclusione dai Giochi di Rio.
Da allora Schwazer ha sempre sostenuto di essere stato vittima di un complotto internazionale. La tesi fu al centro di una lunga battaglia giudiziaria e mediatica, che divise l’opinione pubblica e venne approfondita anche in un documentario distribuito da Netflix.
Nel 2021 il giudice di Bolzano Walter Pelino lo assolse, criticando duramente le istituzioni internazionali antidoping.
Il rischio radiazione
Negli ultimi anni il marciatore ha provato a ricostruire la propria immagine e la propria carriera.
Dopo il ritorno alle gare, ha cambiato società, si è affidato a un nuovo allenatore e ha trovato anche una collocazione lavorativa nello staff della preparazione atletica del Südtirol e nel settore della riabilitazione motoria.
La sua storia sembrava avviata verso un ultimo, vincente tentativo di riscatto. La positività comunicata dalla Germania riapre ferite che già faticavano a rimarginarsi. E l’esito, stavolta, sarebbe scontato: radiazione.
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