giovedì 13 Agosto 2026
L'incontro in Svizzera. EPA_FABRICE COFFRINI POOL

Nucleare, sanzioni, Hormuz: l’Iran vince il primo round dei negoziati

I colloqui di Lucerna tra Washington e Teheran hanno prodotto un primo accordo che avvantaggia la Repubblica Islamica. La narrazione americana non convince

Di Redazione
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I primi risultati dell’incontro tra Stati Uniti e Iran a Lucerna rappresentano una soprattutto per Teheran. È questa la lettura proposta da Gabriele Colarusso su La Repubblica. Secondo l’analisi di Colarusso, il primo round negoziale avrebbe prodotto concessioni significative da parte dell’amministrazione Trump senza ottenere, almeno per ora, risultati realmente nuovi sul piano strategico.

Lo sblocco dei e l’allentamento delle

Washington ha infatti sospeso per 60 giorni alcune sanzioni sul petrolio iraniano e si è aperta la strada allo sblocco di circa sei miliardi di congelati nelle banche del Qatar. Per Teheran si trattava di una priorità assoluta, considerata la difficile situazione economica interna e il peso delle restrizioni internazionali.
Come osserva Colarusso, queste concessioni arrivano in cambio di impegni che, in realtà, erano già in vigore prima dell’ultima crisi regionale, come il ritorno delle ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica e la riapertura dello di Hormuz al traffico commerciale.

Il nodo del programma

Uno degli aspetti più controversi riguarda proprio il dossier nucleare: gli ispettori dell’ erano già presenti in Iran prima dell’escalation militare e che Teheran non avrebbe assunto nuovi obblighi sostanziali. Le verifiche dovrebbero infatti proseguire secondo le regole già previste dalla legislazione iraniana e dagli accordi esistenti.
Per questo motivo è difficile prendere sul serio la narrazione americana che presenta il ritorno delle ispezioni come una grande conquista diplomatica. Al contrario, l’Iran avrebbe ottenuto benefici concreti mantenendo ampi margini di manovra sul proprio programma nucleare.

Libano e influenza regionale

Un altro elemento evidenziato nell’analisi riguarda il ruolo regionale della Repubblica islamica.
L’istituzione di un meccanismo di coordinamento tra Stati Uniti e Iran sul in Libano viene interpretata come un riconoscimento implicito dell’influenza esercitata da Teheran su Hezbollah e sugli equilibri politici di . Secondo Colarusso, questa rafforza la posizione iraniana in Medio Oriente e certifica il ruolo centrale assunto da Teheran nella gestione delle principali crisi regionali.

La gestione di Hormuz

Particolare attenzione viene dedicata anche allo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico mondiale.
La creazione di una linea diretta di comunicazione tra Stati Uniti e Iran per gestire eventuali incidenti navali viene letta come una forma di riconoscimento del controllo esercitato da Teheran sullo Stretto, che del resto gli iraniani hanno più volte ribadito.
Dopo la temporanea chiusura durante la crisi, la normalizzazione della navigazione è stata accompagnata da nuove forme di coordinamento che rafforzano ulteriormente il peso geopolitico iraniano nell’area. Prima della guerra, Hormuz era liberamente navigabile.

Una vittoria negoziale per Teheran

La conclusione dell’analisi è netta e difficile da smentire: il primo round dei colloqui svizzeri si sarebbe chiuso a favore dell’Iran.
Teheran ha ottenuto vantaggi economici e una maggiore legittimazione regionale, mentre Washington avrebbe incassato soprattutto il ritorno a una situazione che, in larga misura, esisteva già prima del conflitto, ma complicando la situazione in uno snodo chiave delle rotte energetiche globali.
Un esito che, secondo Colarusso, rischia di indebolire ulteriormente l’amministrazione Trump. Secondo un sondaggio CBS News/YouGov, il 57% degli americani pensa che il conflitto abbia creato più problemi di quanti ne abbia risolti; e a due intervistati su tre (66%) l’accordo non piace.

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