Il decreto lavoro è diventato legge il 24 giugno. Il provvedimento prevede il finanziamento di circa un miliardo di euro per intervenire sulle retribuzioni, gli incentivi alle assunzioni, la stabilizzazione dei contratti, la tutela dei rider e la previdenza complementare.
Il tutto condito dalla dicitura “salario giusto”, che prevede un nuovo concetto di retribuzione minima da garantire ai lavoratori. La soglia non sarà più fissata per legge ma legherà gli incentivi pubblici al rispetto di un livello contributivo definito dai contratti collettivi nazionali. Una norma che appare inefficiente se si tengono in considerazione l’alta percentuale di lavoratori in nero presente nel Paese e di quelli che sono sottoposti a classi di contratto diverse rispetto alle proprie mansioni.
Il bluff del decreto Lavoro
Lo stesso giorno dell’approvazione un bracciante agricolo è morto nei campi, forse per il troppo caldo, altri 4 sono rimasti feriti in un incendio scoppiato in una baraccopoli. Se da un lato il governo festeggia il via libera a un decreto che è ritenuto incompleto e insufficiente dai suoi stessi ministri, dall’altro chi vive sulla propria pelle le ingiustizie lavorative continua a manifestare, pur consapevole dei pericoli.
Proprio il 24 giugno a Prato, un gruppo di 80 operai del settore tessile, impegnato in un picchetto davanti a un’azienda, è stato fermato da circa 250 imprenditori che hanno tentato di forzare la manifestazione. I lavoratori stavano protestando contro gli orari di lavoro disumani e la mancanza di contratti regolari. Il governo sembra ignorare queste situazioni, presenti nel Paese tutti i giorni e non solo quando viene approvato un decreto che appare come una scatola vuota.
Meloni festeggia un decreto spot
“Manteniamo gli impegni, difendere chi lavora, creare opportunità non assistenzialismo. Dare dignità a chi ogni giorno manda avanti la Nazione con il lavoro”, ha commentato la Presidente del Consiglio, dicendosi soddisfatta del decreto approvato in Parlamento.
Eppure, l’edilizia, l’agricoltura e le consegne di cibo restano i settori più soggetti al caporalato e agli illeciti legati alle retribuzioni. Il decreto Lavoro affronta ogni questione in maniera superficiale. L’obiettivo era quello di presentare il decreto entro il 1° maggio, la giornata dedicata ai lavoratori. Un giorno di festeggiamento che però mette in luce un sistema malato e difficile da recuperare.
Calderone: “L’intervento non è esaustivo”
La stessa ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha spiegato che le tutele per i rider non sono sufficienti. “L’intervento sul caporalato digitale non è esaustivo, sarà recepita la direttiva europea”, ha spiegato, facendo riferimento alla norma che prevede la corretta classificazione dei lavoratori subordinati – e non autonomi – e la trasparenza sugli algoritmi. “Danno un miliardo alle imprese, legittimano i contratti pirata, non mettono un euro per i lavoratori”, è la critica del leader della Cgil, Maurizio Landini, contro l’azione del governo Meloni.
La posizione dei sindacati
Inoltre, i sindacati hanno sottolineato come il decreto Lavoro reintroduca la possibilità di validare i contratti pirata. Una nuova definizione del Tec – il trattamento economico complessivo – non riuscirebbe a evitare questo illecito. Cgil, Cisl e Uil hanno invece chiesto un Tec che sia allineato a quello “specificato dai Ccnl” proprio per evitare situazioni di questo genere.
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