giovedì 16 Luglio 2026
Strage di Viareggio

Dopo 17 anni la Cassazione conferma le condanne per la strage di Viareggio

Un iter processuale lungo quasi due decenni. Si chiude così la vicenda che provocò la morte di 32 persone e oltre 130 feriti

Di Redazione
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Sono ormai definitive le condanne per la ferroviaria di del 2009, che causò la morte di 32 persone e oltre 130 feriti. La Corte di ha rigettato i ricorsi presentati dai legali degli imputati. Tra questi, l’ex amministratore delegato di e di Rete Ferroviaria Italiana Mauro Moretti, che dovrà scontare cinque anni di reclusione per disastro ferroviario colposo.

Si chiude così, con la decisione della Quarta sezione penale della Suprema Corte, un iter giudiziario durato quasi diciassette anni. L’ex ad di Ferrovie non è però l’unico. La Cassazione ha confermato le condanne di altri dieci imputati, tra cui quella di Michele Mario Elia. Quest’ un tempo amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana, reduce da una condanna a quattro anni, due mesi e venti giorni di reclusione.

La strage di Viareggio

Il 29 giugno 2009 un treno merci, che trasportava gas liquefatto, deragliò in prossimità della stazione di Viareggio. Quattro dei quattordici vagoni uscirono dai binari e l’impatto causò una di Gpl. Il gas si disperse fino a raggiungere le abitazioni circostanti e le linee elettriche, provocando di conseguenza una violenta esplosione.

Un vero e proprio muro di fuoco travolse le strade tra via Ponchielli e via Burlamacchi, sorprendendo i residenti all’interno delle proprie abitazioni e i passanti che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Si sono salvati, quasi miracolosamente, soltanto i due macchinisti che, dopo aver attivato i freni di , sono riusciti a scavalcare la recinzione della ferrovia e a trovare riparo nei locali della vicina Croce Verde.

L’intera comunità si è poi stretta attorno ai familiari delle vittime il 7 2009, giorno in cui si sono tenuti i funerali di Stato allo Torquato Bresciani, alla presenza di oltre 30 mila persone. Mente le salme di alcuni cittadini di origine marocchina sono state invece rimpatriate per ricevere le secondo il rito islamico. Una pagina dolorosa che oggi, dopo la pronuncia definitiva della Corte di Cassazione, mette la parola fine almeno al lungo iter processuale.

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