Venerdì 26 giugno migliaia di cittadini musulmani sciiti sono scesi in piazza a Milano per celebrare l’Ashura. Insieme a loro anche l’imam del centro islamico Imam Ali, Ali Faeznia. Quest’ultimo direttamente collegato al Consolato iraniano e quindi alla Repubblica Islamica. Il corteo, che ha dominato le strade in prossimità della stazione, era volto anche a commemorare la Guida Suprema Ali Khamenei – morto lo scorso 28 febbraio in seguito all’attacco USA su Teheran –, il martirio dell’imam Husayn – risalente alla Kabala del 680 – e l’assassinio del generale e capo delle Guardie della Rivoluzione Qasem Soleimani.
È un evento che ha scosso profondamente i banchi della politica, soprattutto per il numero di partecipanti alla sfilata, molto più numeroso rispetto agli anni precedenti. Le donne celate dietro ai veli neri e ai furgoni, gli uomini in testa e la figura di Faeznia in prima fila. La reazione del vicepremier Matteo Salvini era dunque prevedibile: «…Milano?». Scrive semplicemente sui social. A sottolineare l’effetto delle immagini diffuse in rete e dalla stampa dopo l’Ashura.
Lo segue il deputato Federico Mollicone (FdI), che ricorda le indagini della Procura di Milano che coinvolgono Faeznia, relative alle minacce ricevute dai dissidenti iraniani residenti in Italia: «È urgente fare immediatamente e totale chiarezza sulla figura dell’imam e sui rappresentanti del centro sciita. La questione è ancora più grave alla luce delle indagini dei pm Alessandro Gobbis e dei Ros».
L’imam infatti non è una figura qualunque. Si tratta di un simpatizzante dell’ayatollah Khamenei, che già nel 2023 era stato ripreso mentre parlava ai fedeli della sua comunità da un palco. Immagini che successivamente vennero condivise anche dall’Iran Press Agency, emittente del Regime.
E a confermarne la vicinanza a Regime, come riporta Il Giornale, è anche l’esperto di terrorismo Giovanni Giacalone, che spiega: «I legami tra i centri islamici sciiti in Italia e la sede diplomatica iraniana sono ben noti da tempo. Nel caso del centro milanese, sono altrettanto noti i rapporti che mantiene il centro islamico sciita pakistano di Milano Imamia Welfare con un cospicuo seguito e che ha a sua volta commemorato la defunta Guida Suprema iraniana». Ha poi aggiunto che in Germania diversi centri sciiti sono già stati chiusi e che in Italia il Governo dovrebbe fare lo stesso, «mettendo al bando in primis le sue cellule».
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