Il leader del M5S, Giuseppe Conte, vuole essere audito dalla Commissione Covid. Lo ha annunciato ieri a Quarta Repubblica, denunciando la “macchina del fango” avviata da Fratelli d’Italia e dai giornali del gruppo Angelucci che continuano ad accusarlo di aver acquistato “mascherine farlocche” nell’anno della pandemia per favorire gli interessi di figure a lui vicine. La Commissione parlamentare d’inchiesta è stata istituita dal governo Meloni proprio per indagare sulla gestione dell’emergenza sanitaria del 2020 e per valutare l’efficacia delle misure adottate dall’esecutivo pentastellato.
Il suo obiettivo, però, sembra solamente quello di dimostrare una gestione fallace da parte di Conte e soprattutto la sua volontà di favorire gli interessi di privati rispetto a quelli della Nazione. Presieduta dal meloniano Marco Lisei, la Commissione continua a indagare su dossier già archiviati dalla Procura di Roma, non accettando la richiesta di Conte di essere audito.
La richiesta di Conte inviata a Fontana e La Russa
La prassi prevede che un membro della Commissione non possa essere ascoltato, per cui il leader del M5S si è detto pronto a dimettersi, con la promessa di essere reintegrato subito dopo il suo intervento. Il suo obiettivo, infatti, è quello di firmare la risoluzione dell’opposizione in vista della chiusura dei lavori e una sua esclusione dalla Commissione non lo permetterebbe.
Il presidente pentastellato ha inviato una lettera ai Presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, per informarli della sua volontà di lasciare la Commissione al fine di potersi difendere. Nella missiva ha anche sottolineato come ormai da due anni abbia espresso questa richiesta, senza mai ottenere una risposta da Lisei o altri membri. Questi, però, avrebbero continuato a perorare la narrazione secondo cui Conte si sarebbe sottratto al confronto, forse per nascondere qualche passo falso.
La macchina del fango contro Conte
Conte, quindi, vuole avere la possibilità di rispondere alle accuse mosse nei suoi confronti. “Non posso rimanere oltre ostaggio di una campagna denigratoria che, prima ancora che indirizzata a colpire la mia persona e il mio operato, svilisce le istituzioni parlamentari”, ha dichiarato ieri. L’ex premier ha ricordato anche le numerose occasioni in cui ha fornito la sua versione dei fatti a stampa e televisione, essendo le uniche piattaforme a permetterglielo.
Anche in considerazione di queste azioni, Conte ha chiesto le dimissioni di Lisei da presidente della Commissione d’inchiesta. Una richiesta che già nelle scorse settimane era stata presentata dai capigruppo dell’opposizione a seguito della decisione di FdI di acquisire testimonianze “in totale segretezza, in un Commissariato di polizia, senza che i rappresentanti dell’opposizione fossero informati”. Un’accusa rimasta ignorata, ma su cui Conte non ha intenzione di lasciar correre.
La mossa di Bignami: “Anche io audito in Commissione”
Il centrodestra ha risposto alla mossa di Conte con Galeazzo Bignami. Anche il fedelissimo di Meloni ha annunciato la volontà di dimettersi per essere audito su “fatti a cui avrebbe assistito personalmente”. Lo scontro politico, quindi, potrebbe presto spostarsi proprio in Commissione Covid.
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