mercoledì 15 Luglio 2026
Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. ANSA/ALESSANDRO DI MEO/CIRO FUSCO

Valter Lavitola indagato per l’attentato a Ranucci. Il giornalista: «È un amico, non mi avrebbe mai fatto del male»

Secondo la procura, l'imprenditore sarebbe uno dei mandanti, resta da chiarire il movente. Scettico il conduttore di Report: «Ribadisco però il mio rispetto per il lavoro degli inquirenti»

Di Redazione
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Valter Lavitola è indagato nell’inchiesta sull’attentato a , il conduttore di Report colpito il 16 ottobre 2025 da una bomba rudimentale esplosa davanti alla sua abitazione. Secondo l’accusa, l’imprenditore sarebbe uno dei mandanti. Il movente, però, resta ancora da chiarire.

Perquisiti casa e dispositivi

I carabinieri hanno perquisito l’abitazione di Lavitola e sequestrato cellulare e computer. L’imprenditore, ex editore ed ex direttore dell’Avanti!, dovrà chiarire i suoi rapporti con i presunti esecutori materiali dell’attentato e con l’altra persona indagata, che secondo l’ipotesi investigativa avrebbe fatto da tramite.
La pista seguita dagli inquirenti è piuttosto sorprendente: Ranucci e Lavitola infatti si conoscono da anni. Il giornalista ha spiegato di avere con lui un frequente e personale, senza però entrare nel merito delle valutazioni della procura.

L’attentato del 16 ottobre 2025

L’esplosione avvenne davanti alla casa di Ranucci, a Pomezia. La bomba rudimentale distrusse l’auto del giornalista e quella di sua figlia, e danneggiò il cancello d’ingresso dell’abitazione.
Martedì scorso, nelle province di Napoli e Avellino, erano già state arrestate quattro persone considerate dagli investigatori gli esecutori materiali dell’attentato. Sono accusate di detenzione, ed esplosione di un ordigno in luogo pubblico, oltre che di minaccia e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso e dell’azione di gruppo.

Ranucci: «Non mi avrebbe mai fatto del male»

La notizia dell’iscrizione di Lavitola nel registro degli indagati ha lasciato di sasso Ranucci. «Ci conosciamo dal 2019, è un amico», ha detto il conduttore di Report. «Ci sentivamo spessissimo, se non tutti i giorni quasi».
Il rapporto tra i due era noto da tempo: «L’ho detto persino in Vigilanza di fronte alle domande di Gasparri che eravamo amici, quindi non c’è nessun tipo di mistero», ha chiarito Ranucci. «Sono sicuro che non mi avrebbe mai fatto del male. Ribadisco però che ho massimo rispetto del dei magistrati e dei carabinieri che hanno dimostrato un grande rigore morale a condurre questa inchiesta, oltre a grandi capacità, quindi mi affido a loro».

Il passato di Lavitola

Lavitola, 60 anni, ha un lungo passato tra editoria, politica e vicende giudiziarie. Nel 1996 fondò il quotidiano L’Avanti! e nel 2004, forte del rapporto con , si candidò alle europee con Forza Italia senza però essere eletto. Negli anni successivi fu coinvolto in diversi procedimenti: venne condannato con rito abbreviato a due anni e otto mesi per un tentativo di estorsione ai danni dello stesso Berlusconi, e organizzò la compravendita di senatori per far cadere il governo Prodi, reato (corruzione) poi prescritto in appello.
Ai tempi dello scontro tra il Cavaliere e , Lavitola fu il responsabile del dossier contro l’ex leader di An, centrato sull’appartamento di ceduto dal partito a suo cognato Giancarlo Tulliani per una cifra molto al di sotto del di mercato.

Il nodo del movente

Secondo quanto emerso, gli investigatori si stanno ora concentrando sul movente: vogliono capire se le ragioni siano personali o collegate al lavoro giornalistico di Ranucci. Nei giorni scorsi il conduttore era stato convocato in procura e invitato a ripercorrere servizi, contatti e possibili tensioni maturate negli anni.

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