Il fisico e premio Nobel Giorgio Parisi è convinto che il disegno di legge delega sul ritorno del nucleare in Italia sia inefficace. L’obiettivo di eliminare le emissioni di CO2 nell’atmosfera non sarebbe possibile, per cui questo specifico tipo di energia non riuscirebbe a risolvere il problema dell’inquinamento presente nel nostro Paese. Oltre a ciò, le nuove centrali nucleari andrebbero a incidere solo sul 20% del problema energetico. Quella dell’esperto, dunque, è una vera e propria bocciatura della mossa del governo Meloni, tanto che il fisico non evita nemmeno di scherzarci su: “Se non fosse una tragedia, Shakespeare avrebbe già un titolo pronto per questo disegno di legge: molto rumore per nulla”.
Il riferimento è al testo che ha ottenuto il via libera del Senato lo scorso 4 giugno. All’interno del ddl vengono definiti i campi di intervento dei futuri decreti governativi, tra cui la disciplina per la costruzione e l’esercizio di impianti nucleari, la produzione di idrogeno tramite energia nucleare, la gestione del combustibile esaurito, la sicurezza nucleare e la riorganizzazione della governance, con il riordino delle funzioni degli enti competenti.
L’intervento di Parisi sul nucleare
Parisi si è esposto nel corso del suo intervento in commissione Ambiente al Senato, chiarendo tutte le ragioni che lo avrebbero spinto a considerare il ddl un “flop” in piena regola. Innanzitutto, il premio Nobel ha spiegato che lo scenario delineato dal governo prevede che il nucleare copra il 10% del fabbisogno elettrico del Paese, che è a sua volta un quinto dei consumi energetici della nostra Nazione. In sostanza si tratterebbe di un intervento troppo poco incisivo e non in grado di sopperire alla reale domanda del Paese. Inoltre, le tempistiche sono lunghe e complesse, mentre l’emergenza è già in corso.
Il governo Meloni è infatti al lavoro su un testo che deve ancora ottenere il via libera del Parlamento e che dovrà essere seguito da decreti legislativi da approvare entro dicembre. Inoltre, l’ipotesi è quella di creare reattori che devono ancora essere costruiti, per cui l’avvio del programma è previsto tra circa un decennio.
Il punto di vista del fronte industriale
Questa ricostruzione non è ovviamente condivisa dalle realtà che si occupano da vicino del ritorno del nucleare. In commissione Ambiente, l’amministratore delegato di Ansaldo nucleare, Daniela Gentile, ha chiarito che il disegno di legge “può contribuire alla sicurezza energetica, alla competitività industriale e agli obiettivi di decarbonizzazione”. Anche l’Ad di Rse (Ricerca sul sistema energetico), Franco Cotana, ha parlato di una “grande opportunità per l’Italia”.
Il presidente dell’Associazione italiana nucleare (Ain), Stefano Monti, ha chiesto un’accelerazione del programma nucleare italiano, così da reintrodurlo nel mix energetico italiano con un’attenzione particolare ai costi della transizione energetica.
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