Nella giornata del 7 luglio le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno colpito un veicolo che transitava nella parte meridionale di Gaza City, uccidendo quattro persone, tra cui un cooperante egiziano e due bambini. Lo riferisce Hareetz, citando fonti locali.
Tra le vittime è stata certificata la presenza di Mohammed al-Wahidi, membro del Comitato egiziano di soccorso nella Striscia di Gaza, che fornisce aiuti umanitari alla Striscia.
Nell’esplosione hanno perso la vita anche un bimbo di 10 anni, che sarebbe morto sul colpo a causa della deflagrazione, e il suo fratellino di 8 anni, deceduto in ospedale a causa delle ferite riportate. I piccoli stavano giocando a poca distanza dalla zona in cui si è verificato l’attacco.
A Gaza si continua a morire nonostante la tregua
Un’esplosione che riaccende l’indignazione per le violenze in corso a Gaza, dove dall’ottobre 2025 dovrebbe essere in vigore il cessate il fuoco. Nella Striscia, però, il conflitto ha solo rallentato, non fermandosi mai del tutto. Secondo le Nazioni Unite e fonti mediche palestinesi, da quando è entrata in vigore la tregua si sono registrati oltre mille morti e migliaia di feriti a causa di attacchi e raid continui nella Striscia.
Secondo i dati riferiti dall’Onu, dal 2023 ad oggi hanno perso la vita nel conflitto a Gaza circa 560 cooperanti. A questa lista infinita di nomi, si aggiungono oggi quelli delle quattro persone coinvolte nell’attacco a Gaza City.
Lo stallo dei negoziati e il ruolo di Hamas
A Gaza si continua a morire mentre i negoziati sono ancora in stallo. Lo scorso 6 luglio il gruppo terroristico Hamas ha annunciato lo scioglimento dell’organismo attraverso cui governava la Striscia di Gaza da circa 20 anni, così da trasferire i poteri al Comitato tecnico creato grazie all’accordo per il cessate il fuoco con Israele. L’obiettivo sarebbe proprio quello di sbloccare lo stallo nelle trattative per la “fase due” del cessate il fuoco, che dovrebbe prevedere l’inizio della ricostruzione e strumenti di governo palestinese, così come il ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia.
La scelta di Hamas non è stata accolta favorevolmente dal governo di Israele. Il ministro degli Esteri, Gideon Saar, ha spiegato che l’annuncio di Hamas non modifica la situazione attuale, ma sarebbe solo un mezzo per “evitare il disarmo”. Inoltre, Israele è convinta che qualsiasi governo civile a Gaza sarà dipendente da Hamas finché il gruppo resterà armato.
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