Giorgia Meloni ha evitato Donald Trump per tutta la sera. Troppo alto il rischio di offrirgli sul piatto d’argento altri appigli su cui attaccarla. Niente sguardi, battute o sorrisi. In mattinata, durante la prima sessione di lavoro, la presidente del Consiglio siede tra l’ormai ex premier britannico Keir Starmer e il segretario generale della NATO Mark Rutte. Due sedie dopo, si accomoda il tycoon. A parte una fugace stretta di mano, tra i due leader di destra non intercorre alcun dialogo.
Durante la cena, la distanza è ancora più evidente. Lungo l’enorme tavolo che ospita i premier e i Capi di Stato dell’Alleanza Atlantica, Giorgia Meloni siede dalla parte opposta a Donald Trump.
Il suo intervento, infine, incornicia i rapporti ormai danneggiati: non ringrazia il tycoon per il suo ruolo di guida, come fanno i colleghi, ma sposta il discorso sulle ingerenze di Mosca e Pechino in termini di materie prime e brevetti. Ribadisce poi l’intenzione di Palazzo Chigi di rispettare l’impegno sull’aumento delle spese militari. Insieme a lei, anche il presidente francese Emmanuel Macron e la leader danese Mette Frederiksen rifiutano di elogiare il Presidente USA.
L’intervento
Interpellata dai giornalisti nel Media Center di Ankara, Giorgia Meloni afferma: «Non mi pento di nulla, non tornerò su questo argomento». Difende l’allineamento alla Casa Bianca – strategia che, ribadisce, non nasce dall’insediamento di Donald Trump, ma inizia prima ancora con Joe Biden –, il sostegno all’Ucraina e la volontà di coprire un ruolo di rilievo nel dossier mediorientale.
Quando i cronisti le chiedono nello specifico cosa pensi degli attacchi del tycoon, la premier ci gira intorno: «Con lui condividiamo i valori, dalla lotta all’immigrazione alla cultura woke, poi vedete come stanno andando le cose», dice quasi a bassa voce. Chiarisce nuovamente la linea dell’esecutivo sulle spese militari, ma sottolinea che sarà «l’interesse nazionale a stabilire tempi, modi e priorità». Deve, in sostanza, essere «sostenibile» per il Belpaese. Infine, sul conflitto di Iran, che appare sull’orlo di un’altra escalation, dichiara: «Non partecipiamo agli attacchi».
Rubio, il mediatore
Parallelamente alla cena dei leader nel Palazzo presidenziale del Sultano, si sono incontrati anche i ministri degli Esteri dei Paesi NATO. Ed è proprio il segretario di Stato Marco Rubio a fungere da ponte nell’asse Roma-Washington, una conseguenza dei buoni rapporti intercorsi con il vicepremier Antonio Tajani. Insieme all’ambasciatore americano a Roma, Tilman Fertitta, puntano a far riavvicinare Giorgia Meloni e Donald Trump. Rubio ne ha infatti parlato con il Presidente nelle ultime ore. Ma il massimo che è riuscito a ottenere dal confronto è un parziale dietrofront sul comportamento dell’Italia: «La Spagna è stata cattiva, l’Italia buona e quasi tutti sono stati buoni, hanno avuto un momento cattivo. Al di là dei piccoli screzi, mi amano», le parole del Presidente USA.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()





