In Venezuela sono 4.118 le vittime provocate dai due terremoti del 24 giugno. Lo certifica una nota del governo rilasciata il 10 luglio, secondo cui il numero dei feriti resta invariato a 16.470. Le operazioni di ricerca e soccorso continuano senza sosta, per cui non è possibile assicurare che questi numeri non continuino a salire.
La situazione è disastrosa. Sono passate ormai due settimane da quando le due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 hanno colpito il Paese sudamericano. Si tratta dei fenomeni più forti registrati nel Paese negli ultimi cento anni, come riporta Oxfam Italia, che si sono inseriti in un contesto già critico per il Paese. All’inizio del 2026 si stimava che 7,9 milioni di persone in Venezuela necessitavano di assistenza umanitaria.
Il disastro in Venezuela
Le zone più colpite sono quelle di Caracas, La Guaira, Miranda e Carabobo. In questi territori stanno operando 3.454 soccorritori internazionali, affiancati da 30.076 operatori delle forze di emergenza venezuelane e 29.843 volontari. Il tutto per cercare di estrarre il più velocemente possibile i corpi dalle macerie e al contempo offrire conforto e aiuto ai sopravvissuti e agli sfollati.
Gli obitori del Paese sono al collasso e la disperazione della popolazione è inquantificabile. Le immagini del sisma devastante riflettono una situazione emergenziale, con un Paese al collasso e continue scosse di assestamento che spostano le macerie e terrorizzano i cittadini. La presidente ad interim Delcy Rodriguez si è rivolta a Re Carlo III per ottenere la restituzione dell’oro venezuelano custodito dalla Banca d’Inghilterra, al fine di destinarlo agli interventi di ricostruzione. La leader ha promesso nuovi alloggi entro la fine dell’anno, ma le tempistiche sembrano irrealistiche.
Il governo venezuelano riferisce di 86.794 famiglie assistite, con 17.266 persone ospitate in 89 campi temporanei e 17.907 rimaste senza abitazione. I danni provocati dal terremoto sono stati devastanti. Si contano 856 edifici danneggiati e 190 completamente crollati. Una situazione che non può che peggiorare le condizioni di vita di una popolazione già profondamente provata.
Tensioni a La Guaira
Le tensioni nel Paese continuano a salire. A La Guaira i famigliari delle persone ancora disperse hanno denunciato di essere stati impossibilitati dai militari a prendere parte alle ricerche dei loro cari. “Non ci è stato permesso di entrare nell’edificio Celtamar alla ricerca dei nostri parenti”, ha raccontato una donna che è alla ricerca delle sue figlie. Secondo la sua testimonianza, sembrerebbe che le forze armate abbiano bloccato l’accesso ai macchinari per la rimozione dei detriti.
Nicolas Ernesto Maduro Guerra, figlio dell’ex presidente venezuelano, è stato duramente contestato nel corso di una visita a La Guaira. Alcuni residenti lo avrebbero accusato di far parte del sistema che ha provocato l’attuale situazione di emergenza. “Io non ho perso una cucina, ho perso una figlia”, gli avrebbe urlato una donna nel mezzo delle proteste.
Gli aiuti umanitari da Italia e Ue
A testimoniare la gravità della situazione c’è anche il via libera del governo di Delcy Rodriguez all’intervento di Paesi esteri per garantire aiuti umanitari alla popolazione. Una decisione che fino a pochi mesi fa non era mai stata permessa nel Paese. L’11 luglio è quindi atterrato in Venezuela un secondo volo umanitario finanziato dall’Ue. Già dal 26 giugno, inoltre, erano operativi sul territorio squadre di soccorso e medici italiani, insieme alle squadre inviate da altri 24 Paesi.
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