Una persona è stata uccisa il 13 luglio in una sparatoria a Biddeford, nello stato del Maine, in un conflitto che avrebbe coinvolto anche alcuni agenti dell’ICE, l’Agenzia per il controllo dell’immigrazione e delle dogane. A riferirlo è stato Ryan Fecteau, lo speaker della Camera statale, tramite un post su Facebook. “La polizia e il dipartimento di pubblica sicurezza sono attualmente sul posto e si attende l’intervento dell’Fbi per le indagini”, ha spiegato nel contenuto social, chiarendo che si attende l’inizio di un’indagine che faccia luce sull’accaduto.
La sparatoria nel Maine
Al momento le informazioni che giungono da Biddeford sono minime. La polizia della cittadina americana si è limitata a confermare che nella zona si è verificato “un incidente che ha coinvolto le forze dell’ordine”. Inoltre, è stato assicurato che al momento non vi sarebbe alcuna minaccia per la popolazione. Le forze dell’ordine hanno rifiutato di fornire ulteriori dettagli sull’accaduto.
La CNN, tra i primi a riferire l’uccisione, ha dichiarato che l’ICE e il Dipartimento della Sicurezza nazionale Usa sono stati contattati, ma senza successo. Nel caso in cui fosse confermato che la persona è deceduta per mano dell’ICE, si tratterebbe dell’undicesima sparatoria fatale compiuta dall’agenzia federale da quando l’amministrazione Trump si è insediata alla guida del Paese.
L’ICE sempre più violenta negli Usa
L’episodio si è verificato a pochi giorni da un’altra sparatoria mortale. A Houston, in Texas, un agente dell’ICE aveva ucciso un immigrato messicano nel corso di un controllo stradale, scatenando accese proteste nel Paese. Diversi testimoni avrebbero infatti riferito che la vittima non era affatto una minaccia, denunciando i metodi eccessivamente violenti degli agenti.
Questi due decessi arrivano a soli sei mesi di distanza dalle violente manifestazioni che si sono verificate in tutti gli Stati Uniti tra dicembre e gennaio scorsi. Proteste scoppiate dopo l’uccisione di una madre di 37 anni, Rene Good, e di un infermiere della stessa età, Alex Pretti, e per contestare i metodi brutali dell’ICE.
Dopo mesi in cui la questione sembrava essere stata dimenticata, il New York Times ha riferito che nelle ultime settimane l’ICE avrebbe arrestato circa 2mila persone al giorno, ovvero il doppio del solito. Si tratterebbe della conseguenza dell’inasprimento delle politiche migratorie da parte dell’amministrazione Trump, convinta che il tema dell’immigrazione irregolare sia fondamentale per assicurarsi la vittoria alle prossime elezioni di metà mandato.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()





