Beatrice Venezi, ex direttrice d’orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, si è pentita di essere salita sul palco di Atreju, la manifestazione dei giovani di FdI, e ha sostenuto di essere stata allontanata dal suo ruolo perché apertamente di destra. Lo ha dichiarato al podcast Sette Vite della giornalista Hoara Borselli, dove ha voluto mettere in luce sia come il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, non abbia mai speso una parola in sua difesa, sia come il sovrintendente Nicola Colabianchi – di cui non fa mai il nome nel corso dell’intervista – non abbia preparato i colleghi e i lavoratori del teatro al suo arrivo.
La rabbia di Venezi
Venezi è durissima nelle sue considerazioni. “Non risalirei sul palco di Atreju e sconsiglio ad altri di farlo, perché ti mettono un cappello e nessuno poi ti difende”, ha sostenuto, dicendosi convinta che le sue opinioni politiche abbiano pesato molto sulle polemiche che hanno accompagnato la sua nomina. Dall’aperta simpatia per Giorgia Meloni fino al rifiuto di allinearsi a una sorta di scia di sinistra, la direttrice d’orchestra sostiene che, se fosse stata di sinistra, non sarebbe stata attaccata dai sindacati de La Fenice.
Le dichiarazioni su Colabianchi
“Quando i lavoratori de La Fenice hanno cominciato a manifestare contro di me, con ripetute letture di volantini anche sul palco, mi chiedo come mai non ci sia stato nessun richiamo da parte del sovrintendente, che evidentemente aveva avallato che fossero letti”, ha sostenuto, aggiungendo di essere convinta che vi sia stata una mancanza da parte di Colabianchi, che non avrebbe cercato la mediazione tra le diverse parti del teatro.
“Tutto questo non è stato fatto e tutto ha preso una motivazione politica“, ha criticato Venezi, aggiungendo di essere stata messa a conoscenza del fatto che il comunicato del suo licenziamento sia partito proprio dal ministero e non da La Fenice. La direttrice d’orchestra sostiene però di non essere sicura che questa notizia sia vera. Ciò su cui è sicura è che per la sua assunzione fosse stato siglato un regolare contratto. “La mia nomina è stata anche ratificata dal Consiglio di indirizzo”, ha spiegato con convinzione.
L’amarezza per il silenzio di Giuli
Parlando di Giuli, si dice amareggiata dell’assenza di sostegno, che attribuisce alla poca simpatia che il ministro avrebbe avuto nei suoi confronti, soprattutto dopo le sue esternazioni a supporto del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco sul padiglione russo. Sui motivi del suo allontanamento, invece, Venezi sostiene che la sua intervista al quotidiano argentino La Nación sia stato solo un pretesto.
Il pretesto per l’allontanamento
In quell’occasione, la direttrice d’orchestra aveva sostenuto che nel teatro La Fenice di Venezia le posizioni lavorative “si tramandano praticamente di padre in figlio”. Parole che avevano spinto la Fondazione ad annunciare ufficialmente l’interruzione di ogni futura collaborazione. “Se il problema fosse stato davvero quella mia dichiarazione in quell’intervista mi sarei aspettata una chiamata per dire ‘rettifica, spiega meglio’, invece nessuno lo ha fatto”, ha sostenuto Venezi.
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