Fabrizio Corona ha scelto di patteggiare con la Procura di Milano, nell’ambito del processo per bancarotta fraudolenta legato alla sua ex società, la Fenice Srl. L’inchiesta riguardava, in particolare, alcune operazioni relative alla sua ex abitazione di via De Cristoforis, a pochi passi da corso Como. La richiesta di accordo, presentata dal suo storico difensore Ivano Chiesa e condivisa dalla Procura, è stata accolta dalla seconda sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta da Nicola Clivio. La pena concordata è di 10 mesi di reclusione, successivamente convertiti in una sanzione pecuniaria.
Secondo la ricostruzione del pm Luigi Luzi, la residenza dell’ex fotografo sarebbe stata intestata «fittiziamente» a un suo collaboratore, così da non essere inserita nel patrimonio della Fenice Srl, poi fallita. Chiesa però ha sempre sostenuto che quell’appartamento venne confiscato a Corona nel 2018, dalla Sezione misure di prevenzione, quando le autorità trovarono 2,6 milioni di euro in contanti nel controsoffitto. Allora venne assolto dall’accusa di intestazione fittizia di beni e gli vennero restituiti 1,9 milioni di euro.
Per la difesa, quindi, si sarebbe trattato al massimo di una «bancarotta risarcita». Secondo i legali di Corona, infatti, quel bene non avrebbe comunque potuto rientrare nella società fallita, perché l’immobile era stato confiscato ed «era già andato allo Stato». Alla fine, però, Corona ha scelto il patteggiamento, raggiungendo un accordo per una pena più contenuta. Una soluzione resa possibile anche dal fatto che il pm ha riconosciuto il vincolo della continuazione tra l’ultimo episodio contestato al 52enne e la bancarotta di oltre quindici anni fa. L’ex fotografo, inoltre, aveva già versato all’Agenzia delle Entrate un risarcimento di circa 40mila euro.
Insieme a Fabrizio Corona, anche la madre Gabriella Privitera è imputata nel processo per bancarotta fraudolenta. La legale Cristina Morrone e il pm hanno chiesto per lei l’assoluzione, in quanto «inconsapevole» di essere l’amministratrice della società del figlio. Per la sentenza dovrà però aspettare il prossimo 15 settembre.





