domenica 13 Settembre 2026

A Lipari il viaggio nell’abisso di Jason deCaires Taylor, opera subacquea ricorda Sebastiano Tusa

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Un marinaio solitario che attraversa il mare verso l’ignoto, portando con sé frammenti di storie perdute. È questa l’immagine al di “Journey Man”, la nuova installazione subacquea realizzata da Jason deCaires Taylor, considerato uno dei più importanti scultori underwater al mondo, per il Eoliè 2026 sull’ vulcanica di Lipari, nelle Isole Eolie. 

L’opera, la prima realizzata dall’artista britannico nelle acque italiane, è collocata a pochi metri sotto la superficie marina, nella naturale di Sottomonastero, conosciuta localmente come “La Piscina”, ai piedi dell’Acropoli di Lipari. La scultura raffigura un marinaio solitario a bordo di un’imbarcazione frammentata, impegnato in un viaggio simbolico verso le profondità del mare. L’installazione nasce come omaggio a Sebastiano Tusa, archeologo subacqueo siciliano scomparso nel 2019, protagonista di un’intensa attività di ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale sommerso del . Dai relitti dell’antichità ai luoghi dimenticati delle battaglie navali della Sicilia e delle Isole Eolie, il lavoro di Tusa ha contribuito a riportare alla testimonianze fondamentali della del mare. 

“Ispirata all’opera pionieristica dell’archeologo subacqueo Sebastiano Tusa, questa scultura rende omaggio alla sua vita dedicata alla scoperta e alla tutela del patrimonio culturale sommerso del Mediterraneo”, spiega Jason deCaires Taylor sui social. “L’opera invita i visitatori a confrontarsi con una figura che continua a cercare sotto la superficie le storie perdute nel tempo”. Secondo l’artista, il marinaio rappresenta idealmente la stessa tensione verso la conoscenza che ha guidato per tutta la vita l’attività di Tusa: la ricerca delle tracce del passato nascoste nelle profondità marine. “La superficie stratificata della scultura, composta da pietra e aggregati, richiama il lavoro dell’archeologo che pazientemente riporta alla luce i frammenti di civiltà dimenticate”, racconta Taylor. Anche l’imbarcazione assume un forte valore simbolico. Costruita attraverso elementi frammentati, rappresenta le storie trasportate verso l’ignoto e richiama contemporaneamente il percorso dell’archeologo alla ricerca del passato e l’immagine senza tempo dell’arca, intesa come rifugio della vita e della memoria. 

 

Realizzata con materiali marini a pH neutro, “Journey Man” è stata progettata per trasformarsi nel tempo in un habitat vivente per la fauna marina. L’opera non si limita quindi a occupare lo spazio del fondale, ma diventa parte integrante dell’ecosistema, in con l’ambiente che la circonda. 

Taylor ha sottolineato il lavoro collettivo che ha permesso la realizzazione dell’opera: “Un enorme grazie, come sempre, a tutte le persone che hanno contribuito a dare vita a questo progetto. Dalla realizzazione del ritratto e dell’imbarcazione fino al trasporto e all’installazione dell’opera, l’intero è stato completato in soli tre mesi”. Un progetto reso possibile anche grazie al contributo di Francesco Malfitano, la cui visione e il cui sostegno hanno accompagnato la nascita dell’installazione. 

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