giovedì 10 Settembre 2026

‘Ovunque è il centro’, la passione per la democrazia nel nuovo libro di Fioroni

Di La Sintesi Online
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Beppe Fioroni, mentre sorseggia un caffè alla buvette della Camera, mette subito in chiaro una cosa. “Non ho alcun interesse a fare l’ennesimo partitino o a ricandidarmi”, spiega incrociato dall’Adnkronos a Montecitorio quando gli viene chiesto del suo ultimo libro, che uscirà il prossimo 16 settembre e verrà presentato tra un mese, il 9 ottobre, al Capranichetta. ‘Ovunque è il centro. Delle cose, della vita, della politica’, il titolo del volume edito da Rubattino. “E’ un libro che vuole parlare ai giovani -spiega Fioroni-. Non è vero che non amano la politica. Ma per farlo hanno bisogno di crederci e per crederci serve che chi fa politica i valori, oltre che predicarli, li testimoni”. Perché, sottolinea nel libro, “chi riceve il voto deve rendere conto delle che ha pronunciato, delle decisioni che ha assunto, degli impegni che ha mantenuto e anche delle promesse che non è riuscito a realizzare. È una democrazia che risale dal basso, non una fedeltà che discende dall’alto”. Una necessità e un’urgenza, per l’ex-ministro, in una democrazia “dove il 50% degli elettori resta a casa”.  

‘Ovunque è il centro’ è la cronistoria di una lunga militanza politica che diventa un’analisi puntuale della politica attuale. Nel libro, in forma di dialogo con Angelo Palmieri, l’ex ministro porta a compimento un’implacabile analisi della crisi democratica italiana, decifrando la dell’ultimo trentennio attraverso la lente della sociologia politica e dell’antropologia cristiana. Il libro si erge a pamphlet contro la “società liquida” delle appartenenze, a disamina impietosa di quel “surfismo politico” che ha surrogato la mediazione con la mera intercettazione degli umori, dissolvendo il “Noi” comunitario nell’atomizzazione dell’Io. Fioroni muove da una diagnosi inappellabile: la democrazia italiana patisce una frattura antropologica. La politica ha cessato di essere “pedagogia della realtà” per degradarsi a “gestione dell’istante”.  

Dalla stagione della “rottamazione” renziana, letta come alibi dell’assenza di pensiero, sino all’avvento del Movimento Cinque Stelle – bollato come il “paradigma più compiuto di una politica costruita sull’umore mutevole” – la costante è l’eclissi dei corpi intermedi. Il territorio non è più il luogo della verifica democratica, bensì un giacimento da cui estrarre ; il Parlamento ha abdicato al proprio ruolo costituente, scaricando sul referendum e sul plebiscito digitale le proprie responsabilità. Fioroni fa anche un passaggio sulla , tema di stringente attualità. “Io continuo a pensare che una delle condizioni necessarie per restituire senso e dignità alla vita democratica del nostro Paese sia una legge elettorale improntata finalmente al buon senso. Non una legge costruita per favorire questa o quella parte, per garantire rendite di posizione, per tutelare convenienze momentanee o piccoli tornaconti di apparato. Una legge elettorale dovrebbe essere uno strumento della democrazia: servire a governare e a rappresentare”. E quindi capace di “costruire un ponte” verso gli elettori: “Occorre restituire ai cittadini la possibilità di scegliere il deputato e il senatore, attraverso lo strumento della preferenza”.  

Sul terreno delle algebre di potere, il libro non ricorre a perifrasi nel descrivere la mutazione genetica del Partito Democratico. Ciò che nacque con l’ambizione di un'”osmosi” fra culture diverse si è progressivamente ripiegato in una “sinistra-centro”, smarrendo la propria funzione di sintesi nazionale e relegando ai margini la componente popolare. Di fronte a un mutato in “destra-centro” e a una destra radicale che cavalca le paure, Fioroni rivendica la necessità di un “campo degasperiano”: non nostalgia per la Democrazia Cristiana, ma culturale e pre-politico in cui ricomporre un lessico del limite, della sussidiarietà e del bene comune. Il del libro risiede nella ridefinizione del “centro”. Non un punto sulla mappa né un vantaggio acquisito, ma un metodo: la facoltà di abitare la complessità senza rifugiarsi negli estremismi. 

“Ovunque è il centro” significa che il baricentro della politica non è più il palazzo, bensì il luogo esatto in cui la dignità di una persona reclama d’essere riconosciuta: che sia una in un quartiere di periferia, un hospice per le cure palliative, o il tavolo di un negoziato internazionale sul Mediterraneo. Nel congedarsi con un appello alle nuove generazioni – a cui nega ogni retorica, esigendo invece “appartenenze vere” e non vuote –, Fioroni consegna un testamento politico severo: la politica è credibile soltanto quando accetta la regola aurea della propria laicità e del proprio limite. Il monito finale, Non servirsene, è un atto d’accusa contro la politica intesa come , e un inno alla politica come “custodia”. Ed è per questo che l’ex-ministro insiste sul concetto di ‘umiltà’: “Quella di saper fare un passo di lato -spiega Fioroni all’Adnkronos- ci sono talmente tanti leaderini che si potrebbe fare una promozione: prendi tre leaderini al prezzo di due… Una riflessione che va fatta nell’interesse di un Paese che non può camminare sull’orlo di una democrazia senza elettori”.  

Nell’epoca dell’intelligenza artificiale e di una globalizzazione finanziaria senza regole, il libro di Fioroni è un richiamo urgente: nessuna macchina, nessun mercato, potrà mai sostituire la fatica – e la bellezza – del legame umano. Ed il centro, dice Fioroni nel libro, “può tornare a essere il luogo in cui la politica si misura non con l’interesse di parte, ma con il bene della Repubblica. Questo libro, in fondo, nasce anche da qui: dalla convinzione che la politica, quando non rinuncia alla propria anima, possa ancora essere una forma esigente di servizio; e che il bene comune non sia una formula consumata, ma la più concreta delle responsabilità. Mi auguro allora che coloro che leggeranno queste pagine, pochi o molti che siano, non si limitino a considerarle come una riflessione tra le altre. Mi auguro che possano sentirle come un invito. Un invito a diventare attori di una possibilità. Perché questa possibilità cammina soltanto con le gambe, l’intelligenza, la libertà e il coraggio delle persone. A noi spetta la disponibilità a sostenere, a trasmettere esperienza e memoria, a incoraggiare”. 

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