La legge elettorale approda in Aula al Senato per una discussione che si concluderà la prossima settimana, con tutta probabilità con modifiche che ne renderanno necessario un nuovo esame della Camera, per cui è già fissata la seduta del 28 settembre. E se a Montecitorio lo psicodramma nel centrodestra era stato ‘preferenze sì o no‘, con voto segreto e bocciatura dell’emendamento della discordia, a Palazzo Madama, dove non è previsto il voto segreto sulla questione, pare già riaprirsi un nuovo psicodramma, dal titolo ‘preferenze come?’. Dopo che la maggioranza ha faticosamente raggiunto un accordo nell’emendamento 1.6, a prima firma Lisei (FdI), che prevede capilista bloccati e tre crocette per indicare le preferenze in una lista di sei nomi prestampati, l’opposizione rilancia proponendo preferenze libere, senza capilista bloccati e con la possibilità di scrivere due nomi sulla scheda nel rispetto dell’alternanza di genere.
La sfida di Pd-M5S-Avs-Iv e la lealtà tra alleati
La sfida di Pd-M5S-Avs-Iv, che chiedono alla maggioranza, e a FdI in particolare, di votare per le ‘vere preferenze’, è resa possibile dalla decisione del presidente del Senato Ignazio La Russa che, dopo le polemiche sul mancato dibattito in commissione sull’emendamento unitario di centrosinistra, ha riaperto il termine per i sub-emendamenti all’1.6, dando così l’opportunità di riproporre richieste di modifica in aula. E se la mossa delle opposizioni difficilmente potrà tentare fino in fondo FdI, di certo agita le acque nel centrodestra, tanto che fonti di Forza Italia chiariscono che “il partito è pronto a votare convintamente l’emendamento presentato dalla maggioranza” e confida “nella lealtà degli alleati rispetto agli accordi raggiunti, certo che non si voglia aprire un problema politico nella coalizione”. Dal canto suo, il vicepremier Matteo Salvini loda la legge che considera “ottima”, perchè “dà stabilità e reintroduce preferenze, per dare la possibilità di scegliere i propri rappresentanti”.
I vertici a via della Scrofa e l’affondo finale delle opposizioni
Uno sforzo e qualche fatica sulla linea della compattezza emergono anche dall’ennesimo vertice degli sherpa del centrodestra, riuniti per un paio d’ore nella sede di FdI in via della Scrofa, mentre in Senato procede il dibattito: nell’incontro viene confermata la soglia del 42% per far scattare il premio di maggioranza e viene definitivamente archiviata l’ipotesi ballottaggio, tanto che il firmatario dell’emendamento in questione, Marcello Pera, lo ritira formalmente qualche ora dopo. Ma sulla cosiddetta norma ‘anti-cespugli’ l’accordo ancora non c’è e la questione, almeno per ora resta in sospeso. Intanto le opposizioni restano sulle barricate: “Qui discutono solo di legge elettorale, premi di maggioranza e di come farsi rieleggere. E sui rincari i cittadini e le imprese si arrangiano da soli”, attacca il presidente M5S Giuseppe Conte, mentre dal Pd il capogruppo in commissione Affari Costituzionali Andrea Giorgis stigmatizza una legge “fatta per introdurre un premierato di fatto” e da Avs Peppe De Cristofaro rincara la dose: “Le destre hanno paura di perdere le prossime elezioni e cambiano le regole del gioco in base ai sondaggi. Si fermino. Le regole democratiche non sono di proprietà di chi governa”.
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