giovedì 10 Settembre 2026

Scontro totale sul ddl antisemitismo: la “legge bavaglio” spacca il Pd

Il disegno di legge basato sui parametri Ihra per contrastare l'odio antiebraico riaccende lo scontro politico e la paura di censurare le critiche a Israele. Tra il Pd spaccato in tre correnti e le proteste di piazza a Montecitorio, la maggioranza rinvia il voto sugli emendamenti

Di Redazione
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In attesa del voto sugli emendamenti al antisemitismo, nel Partito Democratico si fa di conto. I hanno rischiato di spaccarsi sul primo passaggio della legge al Senato, salvo poi optare per la linea dell’astensione che, tuttavia, non è riuscita a tenere dentro sei senatori che hanno votato sì. E ad oggi le posizioni dem in campo sono almeno tre: per il sì, per l’astensione e per il no. Nel partito guidato da Schlein ci sono i contrari al ddl, tra i quali Laura Boldrini, Arturo Scotto, Nico Stumpo, Gianni Cuperlo, Sara Ferrari, Valentina Ghio, , Rachele Scarpa. C’è il partito dei favorevoli guidato da riformisti come Piero Fassino, Lia Quartapelle o Lorenzo Guerini. E c’è il corpaccione dem, più o meno sovrapponibile al correntone di Montepulciano, che opterebbe per la linea dell’astensione, quella che ha contenuto l’entità dello strappo nel passaggio al Senato.

Il nodo della legge e l’ di “legge bavaglio”

A far discutere è la scelta di adottare come linee guida per la legge gli indicatori della definizione di antisemitismo proposta dall’Ihra (Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto). Definizione che si basa su undici indicatori e che, per i critici, porterebbe a equiparare agli antisemiti tutti coloro che esprimono critiche nei confronti del governo israeliano, facendo parlare di “legge bavaglio”. Il problema centrale risiede proprio nel rischio che il censuri la libertà di espressione, vietando le manifestazioni politiche, i dibattiti accademici o i pubblici per le proteste pro-Palestina. «Rischia di trasformarsi in uno strumento per colpire chi contesta legittimamente le politiche del governo israeliano», dice il co-portavoce di Avs Angelo Bonelli: «Criticare Netanyahu, Ben-Gvir e Smotrich per le violenze contro il popolo palestinese, per ciò che è accaduto a Gaza e per l’occupazione della Cisgiordania non può essere classificato come antisemitismo». Per lo stesso motivo, il segretario di Più Europa Riccardo Magi sottolinea che «abbiamo presentato alcuni emendamenti che renderebbero il testo più preciso, più garantista e per tutelare con forza le persone ebree e le comunità ebraiche, senza consegnare alle amministrazioni strumenti ambigui per limitare manifestazioni, spazi pubblici, attività universitarie, finanziamenti o procedimenti disciplinari fondati su opinioni politiche». Già al Senato c’è chi ha proposto la Dichiarazione di Gerusalemme, che considera antisemitismo qualsiasi forma di «discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli in quanto ebrei o contro istituzioni ebraiche in quanto ebraiche». Il Pd, con M5s e Avs, ha presentato un emendamento: «Non è considerato antisemitismo l’espressione della libera critica alle azioni politiche del governo dello Stato di Israele».

Resa dei conti nei gruppi e tensioni di piazza

Attorno a questo emendamento ruota la partita dem. Tra i riformisti favorevoli al testo c’è chi spiega che «occorre attendere la riunione del gruppo. Lì discuteremo, come è stato fatto anche al Senato», ma fonti dem sottolineano che difficilmente alla Camera i riformisti voteranno diversamente dal sì. Tra i riformisti si propone di capovolgere il quesito: l’astensione terrà dentro il fronte del no? La scommessa è che i contrari tenteranno di spostare l’asse verso il no, «realizzando così il sogno dei Cinque Stelle di vedere il Pd votare in tre modi diversi». Intanto in piazza, a pochi metri dall’Aula, compaiono bandiere di Hamas e Hezbollah nel presidio contro il ddl, un «boomerang» secondo fonti parlamentari di centrosinistra.

Lo slittamento dei lavori e i sospetti sulla

Si aspetta il voto sugli emendamenti per iniziare il confronto interno, ma fonti Pd sottolineano «lo strano atteggiamento della maggioranza in commissione». La sottosegretaria Castiello ha fermato i lavori per «non meglio precisati impegni istituzionali». Niente pareri, niente voto. Il sospetto delle opposizioni è l’effetto Vannacci: la maggioranza teme di farsi scavalcare a destra. Il deputato Avs Filiberto Zaratti attacca: «Il voto sul ddl antisemitismo è stato rinviato. Per noi va bene, quel testo non ci piace affatto, ma politicamente notiamo che Vannacci detta l’agenda della destra. Si va verso un rinvio perché la precedenza viene data al provvedimento che intende revocare la cittadinanza italiana. Comunque la si metta, una desolazione». Dalla maggioranza negano tentennamenti, auspicando l’approvazione del testo di Palazzo Madama. Domani l’Ufficio di presidenza stabilirà il nuovo timing, con voto previsto da martedì. «Siamo perfettamente in tempo per l’aula», assicura il relatore Paolo Emilio Russo di Forza Italia. Il provvedimento è calendarizzato alla Camera per il 2 ottobre.

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