Per due giorni i rider sono rimasti fermi in diverse zone d’Italia. Non si è trattato, però, di uno sciopero generale. Molti non possono permetterselo, in quanto il loro guadagno deriva proprio dalle consegne. Tuttavia, il dilagare delle proteste fotografa chiaramente la frustrazione della categoria. Soprattutto ora, a causa delle temperature roventi. «Sono costretto a scegliere se guadagnare o mettere a rischio la salute», racconta Faid, uno dei fattorini che hanno partecipato alla mobilitazione.
Assodelivery ha diffuso un comunicato con le indicazioni per affrontare le ondate di calore, invitando i rider a dotarsi di acqua, integratori e borracce, prevedendo anche rimborsi economici. Per i sindacati, però, si tratta di misure insufficienti. Nidil Torino ha denunciato un caso in cui il rimborso riconosciuto è stato di appena 2,71 euro complessivi, per venti giorni consecutivi di lavoro, svolto nelle fasce orarie più calde. «Le piattaforme sostengono che nessuno obblighi i rider a collegarsi», spiega Danilo Bonucci della segreteria generale torinese, «ma nella pratica senza quelle consegne molti lavoratori non riescono a sostenersi».
Proprio durante lo sciopero organizzato a Torino, le organizzazioni sindacali hanno incontrato i tecnici del ministero del Lavoro per chiedere l’introduzione di un ammortizzatore sociale specifico per il settore. «Siamo usciti dall’incontro senza risposte concrete né proposte operative da parte del ministero», hanno dichiarato i rappresentanti dei lavoratori. In Parlamento resta ferma la proposta di legge Griseri-Prisco, che prevede per lavoratori autonomi e parasubordinati un sostegno pari al 50% del reddito medio percepito nei tre mesi precedenti, con un limite massimo di 50 euro al giorno in caso di sospensione dell’attività. Nidil Cgil ha invece avanzato la proposta di creare un fondo finanziato dalle stesse società di consegna, destinato a compensare le ore non lavorate dai rider autonomi, sul modello di altre forme di tutela assicurativa indipendenti dall’inquadramento contrattuale.
I sindacati ritengono che il problema principale nel settore del food delivery resti la contrattazione. A eccezione di Felsa Cisl, le altre organizzazioni hanno interrotto il confronto con le aziende, accusandole di non voler trasformare le collaborazioni dei rider in veri contratti di lavoro subordinato. Il Governo ha introdotto nel decreto Primo Maggio il principio della presunzione di subordinazione, in linea con la futura direttiva europea sul lavoro tramite app. Secondo i sindacati, però, la norma presenta ancora due limiti: la subordinazione non viene riconosciuta automaticamente, ma deve essere dimostrata caso per caso in tribunale, e sono stati ridotti alcuni obblighi delle app sulla sicurezza dei lavoratori.
La nuova normativa sulla sicurezza dei rider, evidenziano i sindacati, trasferirebbe allo Stato, tramite il Siisl, parte degli obblighi normalmente a carico delle aziende, creando una situazione «senza precedenti». Anche gli aumenti salariali di Glovo sono giudicati insufficienti perché basati su un «tempo effettivo calmierato» e non sul tempo realmente impiegato per le consegne. Restano così esclusi molti tempi non retribuiti, come attese, ritardi e imprevisti. La questione delle tutele e dei contratti sarà al centro dell’incontro al Cnel con sindacati ed esperti del settore.
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