venerdì 26 Giugno 2026
Camillo Ruini ph wp

Addio a Camillo Ruini, il cardinale delle grandi battaglie

Per decenni Ruini guidò il dibattito culturale, politico ed ecclesiale, difendendo il ruolo pubblico della fede

Da Sharon Costa
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

“La fede non è un fatto privato, confinato nell’intimità della coscienza o tra le mura delle chiese. Ha una rilevanza pubblica imprescindibile, perché l’antropologia cristiana difende l’uomo e la sua dignità in ogni ambito della società”.

Con queste parole, pronunciate durante uno dei momenti più significativi del suo lungo magistero dedicato al Progetto , il cardinale sintetizzò la visione che orientò l’intera sua esistenza. Una prospettiva determinata e autorevole che respingeva l’idea di una Chiesa marginale o silenziosa e sosteneva con forza il diritto dei cattolici di partecipare attivamente alle decisioni legislative, culturali e sociali del Paese.

Il cardinale Camillo Ruini è morto nella serata di ieri all’età di 95 anni. Il porporato si trovava nella sua abitazione di Roma, dove da alcune settimane affrontava un progressivo peggioramento delle condizioni di salute. Dopo aver superato in passato diverse emergenze mediche, tra cui un infarto avvenuto due anni fa e un successivo blocco renale, il noto teologo ha affrontato un graduale declino fisico. I collaboratori più vicini lo hanno assistito fino agli ultimi momenti della sua vita.

L’annuncio ufficiale della scomparsa è arrivato dal cardinale vicario Baldassare Reina, insieme alla Diocesi di Roma, che ha manifestato profonda riconoscenza per un pastore capace di lasciare un’impronta duratura nella ecclesiale italiana. Il mondo politico, istituzionale e culturale ha espresso immediatamente numerosi messaggi di cordoglio, confermando l’enorme peso che la figura di Ruini esercitò negli equilibri della Seconda Repubblica.

Dalle origini emiliane alla guida della Chiesa italiana

Nato a Sassuolo e formatosi ecclesiasticamente a Reggio Emilia, Camillo Ruini divenne una delle personalità più influenti, ascoltate e discusse della storia italiana tra il Novecento e il nuovo millennio.

Durante i suoi sedici anni alla guida della Conferenza Episcopale Italiana, mentre svolgeva contemporaneamente il ruolo di Vicario del per la Diocesi di Roma, accompagnò la Chiesa italiana attraverso la fase di profonda trasformazione seguita al crollo della Democrazia Cristiana.

Di fronte alla dispersione dell’elettorato cattolico, non cercò di legare l’episcopato a una singola forza politica. Preferì invece costruire una strategia culturale e intellettuale destinata a lasciare un segno profondo: il Progetto Culturale.

Il Progetto Culturale e la nascita del “ruinismo”

L’iniziativa prese forma nella seconda metà degli anni Novanta come risposta alla crescente secolarizzazione della società e alla tendenza a relegare la fede nella sola dimensione privata.

Ruini comprese che la Chiesa doveva confrontarsi direttamente con il mondo della cultura, non limitandosi all’organizzazione di incontri o conferenze, ma intervenendo concretamente sui criteri con cui le persone interpretavano la realtà, formulavano giudizi e contribuivano alla costruzione delle leggi.

Il progetto fondava la propria impostazione sull’incontro tra fede e ragione e sulla centralità dell’antropologia cristiana. Questa visione proponeva il cattolicesimo come un fondamentale presidio a tutela della dignità umana.

Da tale impostazione nacque quello che molti definirono “ruinismo”: una strategia caratterizzata da una forte presenza nei e nel dibattito parlamentare, focalizzata sulla difesa dei cosiddetti valori non negoziabili, tra cui la tutela della vita, la famiglia tradizionale e la libertà educativa.

Uno dei momenti più significativi di questa stagione arrivò con il referendum sulla Legge 40 riguardante la fecondazione assistita. In quell’occasione Ruini sostenne la strategia dell’astensione, contribuendo al fallimento della consultazione e dimostrando la capacità della Chiesa di influenzare il dibattito pubblico. Anni dopo, Romano Prodi arrivò a descriverlo come il più temuto esponente dell’.

Il rapporto con Giovanni Paolo II e

L’autorevolezza e l’influenza di Ruini derivarono anche dal legame particolarmente stretto con i vertici della Chiesa cattolica, tanto che molti osservatori lo considerarono una sorta di vice-Papa per le questioni italiane.

Con Giovanni Paolo II costruì un rapporto solido e duraturo. Karol Wojtyła individuò in Ruini un uomo capace di coniugare rigore organizzativo e visione culturale, affidandogli il compito di applicare in Italia il progetto della Nuova Evangelizzazione. Per questo motivo lo volle alla guida della CEI e successivamente lo elevò alla dignità cardinalizia.

Anche con Benedetto XVI il rapporto risultò particolarmente intenso. Joseph Ratzinger condivideva molte delle sue riflessioni sulla crisi culturale dell’Occidente e sulla cosiddetta “dittatura del relativismo”. Entrambi vedevano nel Progetto Culturale uno strumento concreto per riaffermare il ruolo pubblico della fede cristiana. Ruini partecipò inoltre tra i protagonisti più autorevoli alle dinamiche che accompagnarono il conclave che portò Ratzinger al soglio pontificio.

Il confronto con

Più articolato e distante risultò invece il rapporto con Papa Francesco.

L’approccio pastorale di Jorge Mario Bergoglio, maggiormente orientato verso le periferie sociali e meno concentrato sulle grandi battaglie bioetiche e istituzionali, segnò un netto cambio di stagione rispetto agli anni precedenti.

Lo stesso Ruini, in alcune delle sue ultime interviste pubbliche, ammise di aver incontrato talvolta difficoltà nel condividere alcune scelte pastorali dell’attuale . Tuttavia mantenne sempre un atteggiamento di rispetto, lealtà e piena obbedienza nei confronti del magistero della Chiesa.

A cura di Sharon Costa
Seguite
La Sintesi sui nostri !
Facebook, Instagram, X, TikTok, Youtube

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata