(Adnkronos) – Oltre tre mesi di Festival: l’Arena di Verona firma la stagione più lunga della sua storia. Dal 5 giugno al 12 settembre, torna l’Opera Festival con 53 serate di spettacolo tra opera, concerti, danza. Sul palcoscenico si alterneranno, di sera in sera, 6 produzioni d’opera e altrettante serate evento. Una nuova Traviata, due diversi allestimenti di Aida, le più recenti produzioni di Nabucco e La Bohème, quindi Turandot a 100 anni dalla prima assoluta. E l’evento speciale Campioni del Mondo. Italia loves Unesco in mondovisione con la diretta su Rai 1, tra grandi pagine d’opera e celebrazione della cucina italiana, patrimonio immateriale dell’umanità, e il lancio della candidatura della canzone napoletana classica nella lista Unesco.
In tre mesi, l’Arena di Verona vedrà al lavoro 1.300 persone tra complessi artistici, tecnici, amministrativi, dentro e fuori il teatro e ospiterà oltre 80 fra direttori e cantanti: si alterneranno sullo stesso palcoscenico i migliori artisti della scena internazionale, che torneranno in Arena anche per debuttare in nuovi ruoli. Solo per citarne alcuni, Anna Netrebko, Lisette Oropesa, Rosa Feola, Anna Pirozzi, Maria José Siri, Mariangela Sicilia, Aleksandra Kurzak, Eleonora Buratto, Maria Agresta, Vasilisa Berzhanskaya, Marta Torbidoni, Clémentine Margaine, Annalisa Stroppa, Yusif Eyvazov, René Barbera, Gregory Kunde, Brian Jagde, Roberto Alagna, Amartuvshin Enkhbat, Luca Salsi, Ludovic Tézier, Michele Pertusi, Alexander Vinogradov, Roberto Tagliavini e molti altri. Molti gli esordi di artisti già affermati e giovani voci tra i migliori talenti emergenti, tra cui Carolina López Moreno, Adam Smith, Mihai Damian, Martina Russomanno, Mariano Buccino, SeokJong Baek, Alexander Roslavets, Ankhbayar Enkhbold, Francesca Pia Vitale, Antonio Poli, Enkeleda Kamani, Carlo Vistoli e altri. Insieme agli applauditi direttori Michele Spotti, Daniel Oren, Francesco Ivan Ciampa, Andrea Battistoni, Francesco Ommassini, debutteranno sul podio areniano James Conlon, Sebastiano Rolli, Francesco Lanzillotta.
Cecilia Gasdia, sovrintendente di Fondazione Arena di Verona, ha dichiarato, durante la presentazione a Roma: «Siamo pronti per il nostro 103° Festival, il più lungo della storia dell’Arena ma forse anche tra i più densi di ricorrenze. Una nuova produzione della Traviata a 80 anni dalla prima volta di quest’opera in Arena, che fu anche il primo titolo del Dopoguerra. 100 anni di Turandot, 130 della Bohème, 150 di Giovanni Zenatello, tenore, talent scout e impresario che per primo ha creduto nell’Arena nel 1913. Lui ebbe tutto dall’opera, e diede l’opera a tutti. E noi cerchiamo di fare altrettanto. Per questo, oltre a ringraziare tutti i lavoratori che rendono ogni giorno possibile questa magia, le istituzioni che compongono il Consiglio d’Indirizzo, gli sponsor e i partner, le colonne e i privati che ci sostengono, voglio puntare l’attenzione sui bambini, i nostri mecenati più piccoli, che possono essere pubblico oggi e saranno appassionati e sostenitori domani».
«Il pubblico dell’Arena non solo è il più giovane, per media d’età, ma costituisce anche il 20% degli spettatori totali della lirica in Italia – ha dichiarato Stefano Trespidi, vice direttore artistico di Fondazione Arena –. Tantissime persone vedono per la prima volta l’opera a Verona. La divulgazione è una delle nostre missioni affinché nascano nuovi appassionati che frequentino poi gli altri teatri internazionali. Mancano poche settimane all’inaugurazione, le maestranze areniane sono al lavoro. La loro professionalità è fondamentale per andare in scena, un patrimonio da tutelare».
La doppia inaugurazione del 12 e 13 giugno vedrà in scena la nuova produzione de La Traviata di Verdi, opera che debuttò sul palcoscenico areniano proprio nel 1946, il primo spettacolo del dopoguerra. Durante l’estate 2026 sarà in scena per 13 serate fino al 12 settembre, chiusura di stagione. A curarne la regia lo scozzese Paul Curran che debutterà in Arena firmando una lettura originale ed esteticamente d’impatto che proietterà il pubblico nella Parigi di inizio ‘900, nella vita notturna di Montmartre, fra gli splendori della Belle Époque. È lì che esplose la popolarità del Moulin Rouge, il più celebre locale di cabaret del mondo, e che inaugura una collaborazione senza precedenti con Fondazione Arena. Le scenografie, che rappresentano anche il Moulin Rouge, saranno di Juan Guillermo Nova, i costumi di Stefano Ciammitti, creatore dei visionari abiti per le cerimonie olimpiche in Arena, le luci di Fabio Barettin, le coreografie di Kyle Lang. Il nuovo allestimento rimarrà fedele alla drammaturgia verdiana, immergendola in un mondo spettacolare e ricco di contrasti come quello del cabaret parigino, ricostruito con accuratezza storica e artistica. Una visione ispirata anche al dirompente film musical Moulin Rouge! diretto nel 2001 da Baz Luhrmann, di cui Curran è stato a lungo collaboratore, film che a sua volta ha attinto a piene mani dai grandi soggetti dell’opera italiana, dalla Traviata alla Bohème.
Proprio La Traviata, soggetto che conquistò Verdi anche per ragioni biografiche, segnò una svolta decisiva nella sua carriera e in quella di tutto il teatro d’opera, sin dal suo esordio nel 1853 (un fiasco clamoroso, trasformatosi l’anno dopo in un trionfo e mai più interrotto). Una storia scabrosa, trattata con verità e potenza teatrale, tratta dalla Signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio ed ispirata alla vera esistenza di Alphonsine Plessis. Amore e sacrificio, sogni privati e pubblico giudizio si scontrano, in quella che è una delle opere più rappresentate. Una storia contemporanea, per il pubblico dell’epoca, destinata a fare scandalo, allora come oggi.
Come sottolinea il regista Paul Curran, «la storia di Violetta sembra ancora attuale. Viene giudicata dalla stessa società che dipende da lei, è ammirata in pubblico ma ritenuta immeritevole di dignità in privato. La stessa Parigi del libretto – prosegue Curran, illustrando le caratteristiche dell’allestimento – rivive qui in scena negli anni ’10 del ‘900. Un periodo di straordinaria energia, bellezza e liberazione. Parigi era animata dalla cultura del cabaret, musica, danza e nuove idee artistiche. Allo stesso tempo, dietro il glamour, l’edonismo, lo spettacolo e l’eccesso, esistevano profonde divisioni sociali e solitudine personale. Un contrasto molto vicino al mondo emotivo de La Traviata. La nostra Violetta vive circondata dal piacere e dalla teatralità. Eppure, sotto questo mondo, c’è una donna che capisce fin dall’inizio che la sua vita sarà breve. E alla fine, nonostante lo spettacolo che la circonda, l’opera diventa profondamente intima: la storia di una giovane donna alla ricerca di amore, libertà e dignità nel poco tempo che le resta».
«Si tratta di un lavoro creativo ma anche di ricostruzione storica – spiega lo scenografo Juan Guillermo Nova – perché abbiamo voluto fare una replica esatta di mulino, elefante e teatrino dell’epoca. Così come delle strutture dopo l’incendio, come un flashback. Mentre casa Flora sarà la ricreazione del Folies Bergère. Ringrazio le maestranze dell’Arena per il grande lavoro e le loro capacità. Realizzare allestimenti di questa grandezza necessita del lavoro di squadra».
«La Traviata è la mia opera preferita e sono onorato di lavorare a questa produzione – commenta emozionato il costumista Stefano Ciammitti. – Tempo fa il mio Maestro Pietro Tosi mi disse che il tratto che mi contraddistingueva era molto simile a quello Toulouse Lautrec e quindi sono ancora più felice di far parte, con i miei costumi, di questo allestimento. E di tornare in Arena subito dopo la cerimonia olimpica».
MOULIN ROUGE ED ELEFANTE. Grazie alla collaborazione con il Moulin Rouge di Parigi, Fondazione Arena scrive una pagina di storia dell’Opera Festival. Un omaggio ai 25 anni del film di Baz Lurhman di cui Curran fu assistente. I due grandi elementi che hanno caratterizzato il primo Moulin Rouge: appunto il mulino rosso ed il grande elefante torneranno protagonisti della vita notturna parigina, come fu ad inizio Novecento. I fondatori del Moulin Rouge, Charles Zidler e Joseph Oller, acquistarono infatti un gigantesco elefante in stucco che avevano visto all’Esposizione Universale di Parigi del 1889. La aggiunsero al giardino del Moulin Rouge, come spazio di intrattenimento e così divenne uno dei simboli dell’epoca. Fino alla fatale notte del 1913, in cui tutto prese fuoco e l’elefante venne distrutto per sempre. Ma per le tredici serate areniane tornerà al suo massimo splendore. Quell’animale che torna ripetutamente nella storia francese, dagli elefanti che i Re tenevano a corte, a quelli dipinti e scolpiti tra il XVI e XVII secolo, fino all’elefante della Bastiglia in gesso voluto da Napoleone e immortalato da Victor Hugo nel suo romanzo Les Misérables.
CAST. Il titolo più amato e rappresentato al mondo, nonché la storia d’amore più celebre dell’Opera, avrà come protagonista la giovane Martina Russomanno (12 e 20 giugno), esordiente in Arena, cui si avvicenderanno due soprani già applauditi in Arena come Violetta Valéry, quali Gilda Fiume (13 e 27 giugno) e Rosa Feola (dal 6 agosto). Vasilisa Berzhanskaya, già alla prova in ruoli-monstre da Rossini a Norma, farà il suo debutto nel ruolo di Violetta il 16 e il 31 luglio. Veri beniamini areniani saranno nei panni dell’amato Alfredo: Yusif Eyvazov (per la prima volta in questo ruolo in Arena), Galeano Salas, Francesco Meli, Enea Scala, René Barbera e i tenori Antonio Poli e Adam Smith, al loro esordio in Anfiteatro. Così come sono ben noti i richiestissimi baritoni che si avvicenderanno come Germont padre: Amartuvshin Enkhbat, Youngjun Park, Ludovic Tézier, Luca Salsi e il giovane Mihai Damian, fresco vincitore di Operalia 2025, al suo debutto in Arena. Con ruoli di fianco di prim’ordine e la direzione di Michele Spotti e Francesco Ivan Ciampa.
LABORATORI. Fervono i preparativi e i laboratori di Fondazione Arena sono in piena attività. Falegnami, carpentieri, elettricisti, pittori, scultori e decoratori stanno ultimando pezzo per pezzo scenografie e attrezzeria del nuovo allestimento. All’interno dei 10 mila metri quadrati di via Gelmetto prende vita la produzione che inaugurerà il Festival. Dal mulino costruito interamente in legno, all’elefante a misura reale che invece è scolpito nel polistirolo, le mani di decine di artigiani stanno ultimando l’opera. Il tutto verrà poi trasportato in Arena e assemblato direttamente sul palcoscenico. Costumi e accessori sono invece in produzione in alcune sartorie di Milano e Roma. Non appena arriveranno a Montorio, nel nuovo laboratorio dedicato al deposito e alla lavorazione dei costumi, verranno ultimati e messi a misura, artista per artista.
Il Festival proseguirà riportando in scena alcuni dei titoli più amati dal grande pubblico.
AIDA “di cristallo”. La regina dell’Arena tornerà nell’allestimento “di cristallo” firmato da Stefano Poda per l’Opera Festival numero 100, eccezionalmente in scena per sei rappresentazioni dal 19 giugno al 24 luglio 2026. Qui antico Egitto, arte contemporanea e alta moda convivono in un luminoso rito collettivo. Con la direzione dell’esperto Daniel Oren, protagonista sarà Maria José Siri. Due Radames di riferimento saranno Yusif Eyvazov e Gregory Kunde, così come le Amneris di Judit Kutasi, Alisa Kolosova e Clémentine Margaine, gli Amonasro di Amartuvshin Enkhbat e Youngjun Park e i bassi Alexander Vinogradov e Simon Lim quali Ramfis.
NABUCCO. Il dramma lirico di Verdi tornerà nell’allestimento 2025 a cura di Stefano Poda, per dieci rappresentazioni dal 26 giugno al 9 settembre, dirette da Michele Spotti e Sebastiano Rolli alla prima direzione areniana. L’umanità corale di Verdi raccontata come un conflitto di opposti destinati a ricongiungersi in un tutt’uno universale. Effetti di luce dal costume alle immense gradinate dell’Arena faranno da sfondo alle grandi voci di Amartuvshin Enkhbat (26 giugno e 4 luglio), Ludovic Tézier (12 luglio), Youngjun Park (18 e 23 luglio e 8 agosto) e Luca Salsi (1 agosto e ultime recite). Nell’impegnativo ruolo di Abigaille, dilaniata tra amore e ambizione, sarà Maria José Siri, in alternanza con Olga Maslova (23 luglio e 28 agosto) e Marta Torbidoni (8 e 20 agosto). Annalisa Stroppa tornerà in Arena come Fenena insieme ad Anna Werle, mentre i tenori Galeano Salas, Francesco Meli e Paolo Lardizzone si alterneranno come Ismaele. Parata di grandi bassi nei panni di Zaccaria: Roberto Tagliavini alla prima, quindi Simon Lim, Alexander Vinogradov e Michele Pertusi.
LA BOHÈME. Non solo Verdi per il Festival 2026: a 130 anni dalla prima assoluta andrà in scena La Bohème di Puccini nell’allestimento curato da Alfonso Signorini con le scene di Juan Guillermo Nova per il Festival 2024, per quattro sere dal 3 al 25 luglio. “L’opera perfetta” che forse come nessun’altra ha raccontato l’amicizia, l’amore, la quintessenza della giovinezza, vedrà protagoniste le acclamate Eleonora Buratto (3 e 11 luglio) e Carolina López Moreno (17 e 25 luglio) come Mimì, accanto al Rodolfo di Yusif Eyvazov (in alternanza con René Barbera il 25 luglio). Gli amici Marcello, Colline e Schaunard saranno Mihai Damian, Alexander Roslavets e Jan Antem. Esordienti entrambi in Anfiteatro i soprani nel ruolo della frizzante Musetta: Francesca Pia Vitale ed Enkeleda Kamani. Sul podio dell’Orchestra di Fondazione Arena debutta il maestro Francesco Lanzillotta.
AIDA (Zeffirelli). Seconda produzione dedicata all’opera più rappresentativa del Festival areniano sin dal 1913, Aida di Verdi tornerà per sette recite nell’allestimento immaginato da Franco Zeffirelli dal 30 luglio al 10 settembre, in un Egitto dorato e pervaso di pietre multicolori e tessuti preziosi. Con la direzione di Francesco Ommassini, per tre sere la titolare sarà Aleksandra Kurzak, affiancata dall’esordiente SeokJong Baek (30 luglio) e dal compagno d’arte e di vita Roberto Alagna (9 e 23 agosto). Per un’unica eccezionale serata, Anna Netrebko sarà la principessa etiope il 30 agosto. Maria José Siri tornerà come Aida per altre due recite, così come Yusif Eyvazov e Paolo Lardizzone come Radames, mentre Clémentine Margaine sarà unica Amneris, così come Youngjun Park Amonasro (ad eccezione della serata del 30 agosto, in cui il personaggio sarà interpretato da Ludovic Tézier). Ad Alexander Vinogradov e Simon Lim, come gran sacerdote Ramfis si avvicenderà il basso Gianluca Buratto.
TURANDOT. Un altro titolo di Giacomo Puccini festeggerà 100 anni esatti: Turandot, il suo ultimo capolavoro completato da Franco Alfano per la prima esecuzione, postuma, nel 1926. Turandot tornerà dal 7 agosto all’11 settembre per sei serate nell’allestimento da fiaba di Zeffirelli (spettacolo record di incassi nella storia areniana) con i costumi del premio Oscar Emi Wada. Nei panni della principessa di ghiaccio Anna Pirozzi e Lise Lindstrom (21 e 27 agosto): cuori destinati a sciogliersi con i Calaf di Brian Jagde e Yusif Eyvazov. Liù di primo piano saranno quelle di Mariangela Sicilia (7 agosto), Lisette Oropesa (debutto nel ruolo, 14, 21 e 27 agosto) e Maria Agresta (3 e 11 settembre) mentre Michele Pertusi interpreterà Timur. Sul podio tornerà Andrea Battistoni, maestro veronese dall’affermata carriera in tre continenti, con Francesco Ivan Ciampa.
Come sempre, per tutti gli spettacoli in cartellone, grande cura è riservata ai ruoli di fianco, che anche nell’estate 2026 annoverano alcuni fra i più richiesti artisti a livello internazionale, accanto a giovani talentuosi al loro esordio in Arena, come il basso Mariano Buccino, il baritono Ankhbayar Enkhbold e altri. Tra gli interpreti, Carlo Bosi, Nicolò Ceriani, Gezim Myshketa, Gabriele Sagona, Francesca Maionchi, Matteo Macchioni, Riccardo Rados, Elisabetta Zizzo, Elena Borin, Clarissa Leonardi, Saverio Fiore, Abramo Rosalen, Gianfranco Montresori.
SERATE EVENTO. Oltre all’atteso appuntamento di Roberto Bolle and friends in un’unica imperdibile data coprodotta con ARTEDANZAsrl il 21 luglio, il balletto tornerà anche al Teatro Romano con l’acclamata produzione di Zorba il greco, nella coreografia originale di Lorca Massine il 25 e 26 agosto. Tra i programmi musicali più amati delle ultime stagioni, ritorna il grande organico sinfonico-corale dispiegato dai Carmina Burana di Orff al centro dell’Arena il 13 agosto con un nuovo eccezionale cast, che schiera Erin Morley, Mihai Damian e il contraltista Carlo Vistoli al suo esordio areniano, diretto dal Maestro James Conlon, anch’egli per la prima volta in Anfiteatro. Infine, due innovative serate evento: il nuovo concerto immersivo Paganini Paradise debutta in prima assoluta il 18 agosto e si aggiunge alle Quattro stagioni in Viva Vivaldi, con l’Orchestra di Fondazione Arena e spettacolari proiezioni tridimensionali firmate da Balich Wonder Studio il 19 agosto.
NOVITÀ PER GIOVANI E FAMIGLIE. Under 30. Grazie ad Unicredit, main sponsor del Festival da 30 anni, per alcune date dell’estate 2026, saranno in vendita biglietti di platea a 30 euro per i giovani con meno di 30 anni. Obiettivo rendere accessibile lo spettacolo dal vivo alle nuove generazioni. Area Family. Per la prima volta un’area dedicata alle famiglie con bambini fin dagli zero anni. L’attività sperimentale che parte quest’anno è un unicum nel panorama teatrale. Sono già in vendita biglietti a 2,50 euro per i minori e a 68 euro per gli adulti accompagnatori (max 6 biglietti).
L’Arena di Verona Opera Festival 2026 conta sul sostegno di numerosi sponsor, in primis il Main Partner UniCredit, che vanta una trentennale longevità di collaborazione, i Premium Partner Calzedonia e Pastificio Rana, e ancora Volkswagen Group Italia, DB Bahn, Forno Bonomi, Genny, RTL 102.5, Müller, che sostiene i progetti di accessibilità dedicati alle persone con disabilità. Magis si conferma Green Energy Partner del Festival e Generali è Education Partner. Tra gli official partner marchi storici quali Veronafiere, Air Dolomiti, A4 Holding, SABA Italia, SDG Group, Sartori di Verona, Palazzo Maffei e Mantova Village. Così come Manpower Group, Ferroli e il Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. New entries del 2026 Nardi outdoor tra gli official partner e il Major Partner Vivaticket. Oltre a imprese, privati, ordini professionali che compongono la schiera della Membership 67 Colonne per l’Arena di Verona, fondata da Gianluca Rana dell’omonimo pastificio e da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse.
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