venerdì 15 Maggio 2026

L’Iran pensa a mettere le tasse sui cavi sottomarini che passano dallo Stretto di Hormuz

Da La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Non bastano il petrolio, il gas e i metalli strategici, dal rame all’alluminio. L’Iran sta pensando di utilizzare lo Stretto di Hormuz per fare cassa e per mettere ulteriore pressione agli Stati Uniti, e indirettamente al resto del mondo, anche con le risorse che non devono transitare dal canale ma che passano sotto l’acqua: i cavi in fibra ottica. Sono un’infrastruttura chiave per le comunicazioni digitali e l’idea che si sta facendo strada è quella di tassare i grandi consorzi che la gestiscono, imponendo anche alle grandi multinazionali, da Google a Meta, da Microsoft ad Amazon, di sottostare alle regole imposte da Teheran.  

L’ipotesi avanzata dall’agenzia Tasnim
 

Questo vorrebbe dire incassare miliardi di dollari e mettere sul tavolo una ulteriore arma di ricatto. La proposta, la cui fattibilità è chiaramente tutta da verificare, è stata avanza dall’agenzia di stampa Tasnim, controllata dai Pasdaran, e avrebbe conseguenze rilevanti i tutti i settori che utilizzano servizi cloud, producono traffico di dati e, come nel caso del sistema Swift, assicurano comunicazioni protette come quelle finanziarie. Basta ricordare che i dati che passano da quei cavi servono a garantire servizi online essenziali, a partire dai pagamenti, e anche ad alimentare piattaforme governative. 

Uno snodo chiave per internet a livello globale
 

I cavi sotto lo Stretto di Hormuz collegano centri dati in Asia, Europa e Medio Oriente. Sono al centro di una rete che colloca l’Iran in una posizione strategica anche da questo punto di vista. Ma la pretesa di imporre una tassazione appare comunque senza alcun fondamento giuridico. I cavi sottomarini sono di proprietà di consorzi internazionali, che avrebbero tutte le carte in mano per respingere l’ipotesi sia sul piano legale sia sul piano politico. Il monitoraggio non autorizzato di queste infrastrutture, che trasportano la maggior parte del traffico internet globale, sarebbe considerato una grave violazione della sicurezza, oltre che dei trattati internazionali, e un vero e proprio atto di guerra ibrida.  

L’ipotesi estrema, l’arma della disperazione
 

I cavi sottomarini in fibra ottica possono però essere considerati anche una delle armi della disperazione, nel caso in cui un’escalation del conflitto con gli Stati Uniti dovesse mettere i Guardiani della Rivoluzione con le spalle al muro. Più volte, anche in passato, è stata paventata l’ipotesi che l’Iran potesse danneggiare volontariamente queste infrastrutture. Sarebbe un’azione piuttosto facile e con un enorme ritorno se si considerano i danni potenziali. Anche perché, va ricordato, una cosa è la connettività dei consumatori, che le infrastrutture satellitari possono garantire comunque, e un’altra è il traffico dati. Un esempio? Quando i siti di Amazon Web Services negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein sono stati danneggiati dai droni iraniani, i singoli utenti sono rimasti online ma il cloud è crollato. (Di Fabio Insenga) 

 

 

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