La storia è stata scritta. La capsula “Integrity”, cuore della missione Artemis II, ha ufficialmente iniziato la sua traiettoria di rientro verso casa dopo aver completato il fly-by lunare. L’ammaraggio nelle acque dell’Oceano Pacifico è atteso per le prime ore di sabato 11 aprile (ora italiana). Non accadeva dai tempi dell’Apollo 13 che quattro esseri umani tornassero a spingersi dove nessuno era mai arrivato prima. Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen hanno ufficialmente battuto il record di distanza dalla Terra, raggiungendo un apogeo di 406.771 km.
La faccia nascosta
A differenza dei loro predecessori del 1970, che sorvolarono la faccia nascosta della Luna in una situazione di drammatica emergenza, l’equipaggio di Artemis ha potuto godere di una visibilità senza precedenti durante il sorvolo di sei ore. ”Abbiamo visto cose che nessun essere umano ha mai visto prima’‘, ha commentato Wiseman durante un collegamento con la Terra (a cui ha preso parte anche il presidente Donald Trump, che ha già invitato gli astronauti alla Casa Bianca).
Dopo quaranta minuti di silenzio, all’1:30 (ora italiana), il centro di controllo ha riagganciato il segnale della capsula “Integrity”, terminando la fase di blackout programmato. Grazie alla rete di antenne della Deep Space Network, gli astronauti hanno ripreso a inviare dati scientifici e comunicazioni vocali, confermando che il viaggio di ritorno procede senza intoppi.
Ma c’è di più, lo spettacolo più incredibile è arrivato con un’eclissi solare senza precedenti, durata circa un’ora. Dalla loro posizione privilegiata nello spazio, gli astronauti hanno assistito a un perfetto allineamento tra la capsula Orion, la Luna e il Sole permettendo all’equipaggio di osservare il Sole scomparire dietro una Luna in gran parte oscurata ed eclissata dal loro punto di vista. Una condizione unica, ben sette volte più lunga di qualsiasi eclissi osservabile dalla Terra.
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