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sabato 18 Aprile, 2026
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Come la Russia attira giovani africani per spedirli al fronte ucraino

Attirati con false promesse di lavoro e arruolamenti online, vengono poi mandati a combattere. Questo emerge dal Report della ong “INPACT” secondo cui sono già morti oltre 300 ragazzi

Da Silvia Forconi
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Partiti per la Russia convinti di trovare migliori prospettive di vita per poi trovarsi costretti a combattere al fronte, senza esperienza e senza addestramento. Questo il cosiddetto ”business della disperazione” denunciato dalla ong INPACT secondo la quale in Ucraina sono già morti oltre 300 giovani africani con età media di 30 anni. La durata di sopravvivenza in guerra nella maggioranza dei casi non supera i sei mesi, denuncia Lou Osborn, direttore dell’ong.

Il Cremlino, con la guerra entrata nel quinto anno e un bisogno di persone disposte a combattere sempre più elevato, cerca di colmare la carenza di ”manodopera” militare senza gravare eccessivamente sulla popolazione russa, reclutando da tutta l’ex Unione Sovietica e dal Sud del mondo, in particolare dall’Africa.
Un continente definito come ”il più giovane del mondo”, dove il 60% della popolazione ha meno di 25 anni e oltre un terzo fra i 15 e i 24.

L’inganno tramite social: tra influencer e WhatsApp

Il reclutamento avviene tramite una sorta di agenzia di viaggio,ma anche videogiochi online e app di messagistica. I reclutati poi diventano a loro volta reclutatori. La propaganda russa gioca sulla leva del sentimento anti-colonialista, presentando l’arruolamento come una battaglia contro un “Occidente corrotto” e in pochi click si viene arruolati. Le cifre promesse sono di 30.000 dollari come bonus d’ingresso, stipendi mensili da 2.500 e la naturalizzazione russa accelerata in pochi mesi. Promesse che, per molti dei circa 1.400 arruolati dal 2023 (principalmente da Egitto, Camerun e Ghana), sono svanite nelle trincee.

Qualche reazione è arrivata. Alla fine del 2025, il Kenya ha avviato una serie di raid di polizia per troncare le rotte del traffico di esseri umani dirette verso il fronte ucraino. Fino a che lo scorso 15 marzo, durante una visita a Mosca, il Ministro degli Esteri keniota ha strappato a Sergey Lavrov la promessa formale che nessun altro cittadino verrà reclutato per il conflitto. Anche il Sudafrica ha risposto con fermezza, smantellando una sofisticata rete di arruolamento. Tuttavia, nonostante questi successi localizzati, il report dell’ong INPACT lancia un allarme: la maggior parte delle nazioni africane non ha ancora riconosciuto ufficialmente l’esistenza di queste reti criminali, lasciando migliaia di giovani esposti all’inganno di Mosca senza alcuna protezione statale.

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