giovedì 16 Luglio 2026
Ben Gvir

Aveva umiliato gli attivisti della Flotilla. Via libera dell’UE alle sanzioni contro Ben Gvir

L'Alta rappresentante Kaja Kallas ha accolto la richiesta. Entro il 15 giugno la proposta passerà al vaglio del Consiglio degli Affari Esteri. Sul tavolo anche l'embargo per i coloni israeliani

Di Maria Vittoria Ciocci
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Il video che riprende le ingiurie pronunciate da Itamar Ben Gvir contro gli attivisti della sembra abbia destato la comunità internazionale dal torpore diplomatico. Diversi Paesi europei hanno chiesto l’applicazione di contro il ministro della Sicurezza nazionale di Tel Aviv, in primis. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha accolto la richiesta e ha stabilito che, entro il 15 giugno, dovrà essere presentata una sul tavolo del Consiglio degli Affari Esteri. Gli uffici del Servizio di azione esterna, dunque, si sono attivati per lavorare a una prima bozza.

Tuttavia, la successiva esecuzione delle sanzioni dovrà essere votata all’unanimità. Preoccupa quindi la posizione ambigua della , trincerata nel silenzio stampa. Ma anche della Repubblica Ceca, che si è sempre opposta a una concreta condanna delle discutibili iniziative del israeliano. Infine, per quanto riguarda l’Ungheria, pur non essendo più guidata da Victor Orbán, rimane un storico di Tel Aviv, ragione per cui potrebbe essere restia a dare il via libera alle sanzioni. Anche se queste, specifichiamo, riguarderebbero solo Ben Gvir.

L’Europa s’è desta

La prossima settimana verranno formalizzate le sanzioni per i coloni israeliani. La proposta di Roma, consegnata nelle mani del Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper II), è stata appoggiata da diversi Paesi. Italia, Germania, Regno Unito e Francia hanno poi richiesto formalmente che ponga “fine all’espansione degli insediamenti”, garantisca “la responsabilità per la violenza dei coloni” e indaghi “sulle accuse contro le forze israeliane”, insieme al rispetto della “custodia hashemita sui Luoghi Santi” e la revoca delle “restrizioni finanziarie all’Autorità Palestinese e all’economia palestinese”.

Alla dichiarazione congiunta, si sono uniti Canada, Australia, Nuova Zelanda, Norvegia e Paesi Bassi. Ma ci sono anche Stati che hanno agito autonomamente. Come i Paesi Bassi, appunto, che hanno dato il via libera all’embargo per i prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Mentre l’Irlanda, attraverso la ministra degli Esteri Helen McEntee, ha chiesto che l’iniziativa di Amsterdam veda corrispondenza in tutti i ventisette Stati membri.

È su questo che Germania e Italia vacillano. Tanto che, durante l’incontro tra la premier e l’omologo irlandese Michael Martin, non si è parlato di embargo, ma esclusivamente di condanna delle violenze dei coloni e di illegittimità degli insediamenti in Cisgiordania.

Un primo passo timido, insomma, della leader di Fratelli d’Italia che, in vista delle parlamentari del 2027, sta cambiando la propria rotta in base a dove la porta il vento elettorale.

Leggi anche: “Ci hanno rotto le costole”. I racconti dell’orrore degli attivisti della Flotilla

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