L’intervista a La Verità del viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, è l’ennesima dimostrazione che il governo di Giorgia Meloni è in crisi. Oltre a una lettura semi-critica della sconfitta al Referendum e una raffazzonata giustificazione delle successive dimissioni tra le fila del centrodestra, Cirielli riaccende l’attenzione su un caso che nelle ultime settimane era sceso in secondo piano: l’incontro con l’ambasciatore russo Alexey Paramanov.
Un tema su cui il viceministro cambia nuovamente versione, alimentando nuovi dubbi sulla reale dinamica degli eventi. Secondo un’indiscrezione del Corriere, l’incontro si sarebbe svolto all’insaputa di Meloni e con Tajani informato solo su alcuni aspetti. Una possibilità che il ministro degli Esteri ha smentito, sostenendo di essere stato informato e che il vertice si sarebbe svolto alla presenza di funzionari della Farnesina. Eppure, sul sito ufficiale del Ministero, non c’è alcuna traccia di questo colloquio.
Il viceministro nell’intervista aggiunge dettagli interessanti: “I russi ci hanno chiesto l’incontro. La conversazione è stata registrata e tutto si è svolto in maniera trasparente. È del tutto normale avere rapporti con gli ambasciatori accreditati. Ho incontrato uomini di governo dell’Iran, ho telefonato a personalità importanti del Venezuela”. Allora, perché non registrarlo tra gli eventi in corso alla Farnesina?
Cirielli: “L’Italia sta trattando con un Paese che non posso dire per il GNL”
A Cirielli questa domanda non viene posta, né il viceministro tenta di dare spontaneamente una risposta. Forse, il problema risiede nella linea adottata dall’Ue, che si tiene ben a distanza dal Cremlino. Lo stesso presidente russo, Vladimir Putin, ha criticato i vertici europei per la mancanza di volontà di aprire un dialogo. Cirielli, infatti, specifica: “Tra l’Italia e la Russia c’è un canale di comunicazione aperto ed è importante. Se vuoi fare la pace, qualcuno deve pur parlare con le persone”.
Visto che il colloquio è stato registrato, Cirielli non ha avuto problemi a chiarire il merito della conversazione. I russi avrebbero tirato in ballo il fallimento degli accordi di Minsk come giustificazione dell’invasione dell’Ucraina, ma Cirielli avrebbe ribadito che per l’Italia “chi fa la guerra rinuncia al diritto”. Nessun riferimento a un possibile nuovo accordo per l’importazione di petrolio e GNL, anche in considerazione dell’attuale crisi legata allo Stretto di Hormuz.
Anche su questo il viceministro si espone a metà: “Le alternative ci sono. C’è anche una trattativa importante in corso, riguardante un Paese che per ora non posso nominare, nell’interesse dell’Italia e della sicurezza energetica”. L’intervista di Cirielli lascia più interrogativi che certezze, a dimostrazione di una difficoltà del governo non più camuffabile.
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