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giovedì 23 Aprile, 2026
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Crans Montana. EPA_Cyril Zingaro

Cartelle cliniche negate ma fatture alle stelle per i feriti di Crans-Montana

Tariffe dai 17mila ai 67mila euro per poche ore di ricovero. Il conto dovrebbe essere saldato dalle autorità elvetiche, l'ambasciatore italiano attende conferme ufficiali

Da Sergio Di Laccio
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Da 17mila a 67mila euro per una manciata di ore di degenza, prima di essere trasferiti con l’elisoccorso in Italia, verso l’ospedale Niguarda di Milano. Sono questi gli importi delle fatture che i familiari dei giovani rimasti feriti nella strage di Crans-Montana nella notte di Capodanno si sono viste recapitare dagli ospedali svizzeri. Cifre che lasciano sgomenti, ma che le famiglie non dovranno effettivamente saldare: a pagare il conto penseranno infatti le autorità del Cantone vallese. Resta però la rabbia: nonostante le ripetute richieste, infatti, gli stessi ospedali non hanno ancora inviato le cartelle cliniche dei ragazzi, molti dei quali sono ancora ricoverati o stanno facendo riabilitazione dopo aver subito ustioni gravissime e danni ai polmoni.

“La misura è colma”

Manfredi Marcucci è stato dimesso appena un mese fa, dopo quasi tre mesi di ricovero tra Niguarda di Milano e Gemelli di Roma. “Oltre il danno, la beffa”, si lamenta suo padre Umberto. “Per tutti noi è stato uno shock vedere quella mail, arrivata senza nessun avvertimento, con cifre senza nessuna spiegazione che somigliano più che altro a una tariffa oraria”. La scritta in calce che li esenta dal pagamento non basta a tranquillizzarlo: “Per noi, dopo tutto quello che è successo, è essenziale che se ne faccia carico il Cantone vallese e che lo Stato Italiano non ci rimetta nulla”.
In Svizzera, l’invio delle fatture ospedaliere è la prassi ma, fa notare Domenico Radice, avvocato di diverse famiglie dei ragazzi italiani rimasti feriti in quella tragica notte, “Un caso del genere poteva imporre almeno un trattamento diverso. Per le famiglie è abbastanza incommentabile, per loro la misura è colma”.

Si muove l’ambasciatore

Per assicurarsi che non ci siano ulteriori disguidi si è mosso anche l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, che ha in calendario alcuni incontri con le autorità elvetiche. “Dall’inizio le autorità svizzere hanno spiegato che le spese sanitarie sarebbero state interamente a carico loro. Ma l’arrivo di queste fatture è un aspetto che verificherò nei due incontri di questa settimana”.
Ma Cornado, da buon diplomatico, getta acqua sul fuoco: “Di fronte a una tragedia spaventosa, a questo dramma, capisco che ricevere un documento del genere possa far male e far ripiombare nella tragedia”. L’obiettivo degli incontri è quello di “rassicurare formalmente le famiglie nei prossimi giorni sul fatto che nulla è dovuto da parte loro e dello Stato italiano”.

L’inchiesta va avanti

Sul fronte penale, l’inchiesta svizzera non si ferma: la procura di Sion ha iscritto nel registro degli indagati altre quattro persone. Oltre al Comune di Crans-Montana, la responsabilità di quanto accaduto potrebbe essere ascrivibile anche alla della vecchia amministrazione di Chermignon, fusasi nel 2017 col comune confinante. A breve gli inquirenti ascolteranno Patrick Clivaz, assistente di Nicolas Féraud, attuale consigliere di Crans-Montana con la delega al servizio di sicurezza, Jean-Claude Savoy, ultimo sindaco di Chermignon, Jérémie Rey, ex consigliere comunale con delega all’edilizia nello stesso Comune, e Benjamin Charpiot, attuale vice responsabile della sicurezza di Crans-Montana.

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