lunedì 15 Giugno 2026
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Video porno di donne vip generati in IA. La polizia oscura il sito

La Procura di Roma e la Polizia postale hanno bloccato una piattaforma che diffondeva immagini e video pornografici con protagoniste donne vip inconsapevoli

Da Sharon Costa
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Una vasta operazione coordinata dalla Procura di , in collaborazione con la Postale e gli Stati Uniti ha permesso l’oscuramento di un sito internet che diffondeva video porno falsi realizzati con l’intelligenza artificiale. Al centro dell’inchiesta c’era la piattaforma cFake.com, un portale che pubblicava immagini e video sessualmente espliciti nei quali comparivano famose che non avevano mai preso parte a quelle scene.

L’indagine è iniziata nell’ottobre del 2025 dopo l’arrivo di diverse segnalazioni riguardanti filmati e fotografie pornografiche che mostravano come protagoniste donne appartenenti al mondo della politica, dello , dello e della cultura. Le immagini apparivano molto realistiche, ma in realtà non rappresentavano situazioni vere.

Gli investigatori hanno scoperto che il sito utilizzava la tecnologia dei cosiddetti deepfake, una tecnica che permette di creare contenuti falsi grazie all’intelligenza artificiale. In pratica, il sistema prende il volto di una persona reale e lo inserisce in immagini o video costruiti artificialmente, facendo credere che quella persona abbia realmente partecipato alla scena.

Come funzionava il portale

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il sito aveva l’aspetto di un normale portale per adulti. L’interfaccia era in lingua inglese e i contenuti risultavano suddivisi in varie categorie. Per entrare nella piattaforma, gli utenti dovevano semplicemente dichiarare di essere maggiorenni.

Dietro questa struttura si nascondeva però un archivio di materiale pornografico che utilizzava l’immagine di donne note senza alcuna autorizzazione. Molti dei contenuti venivano creati artificialmente con strumenti di intelligenza artificiale sempre più sofisticati.

Proprio la qualità elevata delle immagini rende oggi questo fenomeno particolarmente pericoloso. In molti casi, infatti, distinguere un contenuto reale da uno falso diventa molto difficile, soprattutto per chi non possiede competenze tecniche specifiche.

Le forze dell’ordine hanno localizzato i server negli Stati Uniti

Durante le verifiche tecniche, gli specialisti della sono riusciti a ricostruire il funzionamento della piattaforma e a individuare l’infrastruttura informatica che la sosteneva.

Gli accertamenti hanno portato fino agli Stati Uniti, dove si trovavano i sistemi di hosting utilizzati dal sito. Questa scoperta ha consentito agli investigatori italiani di avviare una collaborazione con le autorità americane per contrastare la diffusione dei contenuti e individuare ulteriori responsabilità.

L’attività investigativa ha richiesto mesi di lavoro e numerose tecniche, necessarie per seguire le tracce digitali lasciate dalla piattaforma e per raccogliere gli elementi utili all’intervento della magistratura.

Il sequestro e l’oscuramento in Italia

Nel novembre scorso il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura, ha firmato un decreto di sequestro preventivo.

Le autorità hanno eseguito il provvedimento attraverso l’oscuramento del sito sul territorio italiano. In questo modo gli utenti presenti in Italia non possono più accedere alla piattaforma.

L’obiettivo principale del provvedimento consiste nel limitare la diffusione di materiale che può danneggiare gravemente la reputazione e la vita privata delle persone coinvolte. Le vittime, infatti, si trovano spesso ad affrontare conseguenze pesanti sul piano personale, professionale e psicologico.

La collaborazione con le autorità americane

L’operazione non si è fermata confini italiani. Nell’ambito della cooperazione internazionale, l’ degli Stati Uniti ha comunicato di avere chiesto al Department of Justice un provvedimento per il sequestro del dominio utilizzato dalla piattaforma.

La richiesta fa riferimento alla presunta della normativa federale denominata “Take It Down Act”, una legge nata per contrastare la diffusione online di immagini intime e contenuti sessualmente espliciti pubblicati senza il consenso delle persone interessate.

A cura di Sharon Costa
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