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giovedì 23 Aprile, 2026
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Putin e Mattarella

Da alleata a nemica della Russia: il rapporto complicato tra Roma e Mosca

Il Cremlino non perdona la posizione del governo Meloni sul conflitto in Ucraina. Tutti gli attacchi contro le più alte cariche dello Stato

Da Maria Vittoria Ciocci
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La posizione dell’Italia e di Roma sulla guerra russo-ucraina è chiara: totale sostegno a Kiev. Ed è proprio per questo che il governo Meloni non gode delle simpatie dei principali esponenti del Cremlino. L’attacco frontale del giornalista russo Vladimir Solovyov nei confronti della premier, infatti, è solo l’ultimo noto di una lunga serie.

La maggior parte provengono dalla portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, figura molto influente a Mosca. Nel suo mirino in passato, anche il vicepremier Antonio Tajani, che aveva denunciato la cascata di cyberattacchi di matrice filorussa alle ambasciate italiane, ma anche ai siti e agli alberghi legati alle Olimpiadi Milano-Cortina. Accuse che Zakharova aveva definito “calunnie”. Seguita dall’ambasciata russa, che rispose con sarcasmo: “Qualcuno dubita che la Russia sia colpevole anche dello scioglimento dei ghiacciai sulle Alpi italiane, del maltempo in Sicilia, delle malattie dei pini romani?”.

In sostanza, l’Italia – un tempo alleata, sotto l’egida di Silvio Berlusconi – è ora percepita come una traditrice. Un cambio di rotta che Mosca proprio non perdona. Tanto che lo scorso novembre, sempre Zakharova, ha avuto da ridire anche sulla morte dell’operaio impegnato sulla Torre dei Conti ai Fori Imperiali. “Finché il governo italiano continuerà a spendere inutilmente i soldi dei suoi contribuenti – per la guerra in Ucraina, n.d.r –, l’Italia crollerà tutta: dall’economia alle torri”. Affermazioni che avevano scatenato l’indignazione bipartisan della politica.

E non è stato risparmiato neppure il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, inserito nel mese di luglio del 2025 nella lista dei cosiddetti “russofobi”, la stessa in cui figurano anche Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto. Zakharova non ha perdonato al Capo dello Stato il paragone dell’invasione russa dell’Ucraina a quella del Terzo Reich in Polonia. Aveva quindi definito le sue parole “blasfeme” e intonato sui social Bella Ciao.

E ancora, quando Mattarella aveva definito Mosca “promotrice di una rinnovata e pericolosa narrativa nucleare” al Memoriale della Pace di Hiroshima, la funzionaria aveva definito le sue parole “menzogne e disinformazione”. Anche se, in realtà, lo stesso Putin ha minacciato più volte l’uso di ordigni nucleari “limitati”, sviluppando “missili a raggio intermedio” in grado di colpire le capitali europee. Roma compresa.

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