Alle prese con le beghe giudiziarie e le dimissioni di alcuni esponenti di spicco, e soprattutto con gli strascichi della sconfitta referendaria, il governo dovrà presto tornare a concentrarsi su quel paese reale la cui economia, dati alla mano, appare sempre più fragile.
E se l’economia è fragile non lo si deve soltanto a fattori esterni come le guerre in Iran e Ucraina, ma anche ad alcune scelte e omissioni tutte italiane. Ne ha scritto l’economista Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera.
Cala il potere d’acquisto
Dopo l’inflazione del 2022-23, il governo Meloni non ha aggiornato gli scaglioni Irpef: effetto automatico, circa 4 milioni di lavoratori sono finiti in fasce più alte e hanno pagato più tasse. Un aumento silenzioso del gettito, stimato in circa 25 miliardi, solo in parte restituiti con altri interventi tampone.
Il risultato si vede nei redditi: i salari hanno perso circa l’8% del potere d’acquisto e ne hanno recuperato appena l’1%, mentre in altri Paesi il recupero è quasi completo.
Salario minimo e flat tax
Secondo l’analisi di Giavazzi, tra i fattori pesa anche il no al salario minimo, che altrove ha sostenuto i redditi più bassi e trainato verso l’alto quelli medi.
Parallelamente, su input della Lega, il governo Meloni ha puntato molto sugli autonomi, istituendo una flat tax al 15% fino a 85mila euro. Una scelta che ha fatto crescere le partite Iva, ma ha anche incentivato molte attività a non cercare di espandersi per evitare di perdere il beneficio.
Il risultato è un sistema produttivo sempre più frammentato, con tante micro-imprese poco efficienti e meno capaci di innovare.
Poca fiducia
Sul fronte degli investimenti, a pesare sarebbero le regole instabili e gli interventi discontinui: una politica industriale incerta, così come i tagli improvvisi agli incentivi senza misure di transizione per le imprese innovative, avrebbero ridotto la fiducia.
La continuità è invece garantita, anche in barba alle regole, laddove si vuole proteggere certe rendite di posizione: la norma simbolo di questo approccio è l’ennesima proroga delle concessioni balneari.
Un anno e mezzo alle elezioni
Una volta terminato il repulisti interno, il governo dovrà mettersi a lavoro per riconquistare gli elettori delusi e convincere gli indecisi. Un’economia fragile e ulteriormente indebolita dall’impennata del costo dei carburanti non sarebbe un bel biglietto da visita.
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