venerdì 26 Giugno 2026
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Economia della musica: le reali spese degli italiani

Dai concerti ai vinili, passando per le piattaforme digitali: ecco come gli italiani investono i loro soldi in musica e quanto sono disposti a sacrificare

Da Giuseppe Rosso
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Il rapporto tra gli e la musica non è solo sentimentale: ha un peso economico ben misurabile. Secondo la ricerca “Musica e , realizzata da ING People Insights Lab in con YouGov, ogni italiano spende in media 115 euro l’anno per coltivare questa passione. A guidare la classifica delle voci di spesa sono i e i festival dal vivo, che da soli rappresentano il 43% del budget musicale complessivo, distanziando con nettezza le piattaforme di streaming e i supporti fisici.

Dove va il denaro: streaming, vinili e palcoscenici

Le spese si distribuiscono in modo chiaro: gli alle raccolgono il 21% della spesa totale, mentre i supporti fisici come CD e vinili si attestano al 20%. Il dato più significativo riguarda il valore attribuito all’esperienza : nonostante il 44% degli intervistati consideri i concerti un non sempre accessibile, quasi un italiano su due preferisce investire in un grande evento piuttosto che in un abbonamento annuale allo streaming. La disponibilità media per assistere alle esibizioni del proprio artista del cuore tocca i 97 euro, con differenze generazionali evidenti: i giovani della Gen Z arrivano a 117 euro, mentre i Baby Boomer si fermano a 82 euro.

Sacrifici quotidiani e sogni leggendari

La passione per la musica porta molti italiani a rivedere le proprie priorità di spesa: il 20% rinuncia regolarmente ad altre uscite quotidiane pur di non fare a meno della musica. Tra chi ascolta per più di quattro ore al giorno, questa percentuale balza al 42%. Le barriere economiche si azzerano del tutto davanti all’ipotesi di partecipare a concerti storici: il pubblico investirebbe cifre importanti per rivivere il Live Aid dei Queen, il Dangerous Tour di Michael Jackson o The Wall dei Pink Floyd. Anche nelle canzoni più amate il denaro trova : “Money, Money, Money” degli ABBA domina con il 23% delle preferenze, seguita da “Money” dei Pink Floyd al 22% e da “Soldi” di Mahmood al 18%.

Un ascolto quotidiano che definisce l’identità

La musica è una presenza costante nella vita degli italiani: il 60% dedica almeno un’ora al giorno all’ascolto, quota che sale al 75% tra i ragazzi della Gen Z, segno di un legame profondo e identitario con la fonografia. I momenti preferiti per ascoltare sono i tragitti quotidiani (49%), lo sport (24%) e il lavoro (21%). A conferma di quanto sia irrinunciabile, soltanto il 3% degli intervistati sarebbe disposto a eliminare la musica dalla propria vita, preferendo piuttosto rinunciare videogiochi o ai social network.

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