Giorgia Meloni non vuole gestire una frattura eccessivamente profonda con gli Stati Uniti. Dopo due giorni di botta e risposta con il presidente Donald Trump, la Presidente del Consiglio ha chiarito di non voler più dare spazio all’argomento, preferendo lasciare che le tensioni si risolvano in autonomia. La leader di FdI teme l’isolamento ed è preoccupata per il futuro dei dossier che sono strettamente collegati con l’economia e la politica Usa.
Così alle celebrazioni per il giorno dell’Indipendenza Usa, previste a Villa Taverna il 2 luglio, non vi sarà nessuna presa di posizione dura. I ministri e gli esponenti del governo saranno presenti, a meno che non vi sia qualche motivo personale per non partecipare. Nessun ammutinamento, perché Meloni preferisce continuare a subire le giravolte e le critiche di Trump pur di non interrogarsi sulla possibilità di diventare più indipendenti dagli Stati Uniti.
Meloni teme la rottura con gli Usa
Le materie prime, il petrolio, il gas naturale liquefatto, così come l’export del Made in Italy e le collaborazioni nel settore in espansione delle missioni spaziali sono i principali temi che rischiano di risentire della “rottura” con il tycoon. Per l’inviato speciale per la diplomazia Usa, Paolo Zampolli, non ci sono dubbi sul fatto che gli attacchi di Trump indichino un cambio di prospettiva sull’Italia, per cui ora Meloni vuole cominciare a ricucire.
Ancora una volta la leader di FdI preferisce dimenticare gli attacchi e le mancanze di rispetto pur di non perdere i rapporti con l’amministrazione Usa. Dopo lo strappo del 19 giugno, quando il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aveva annunciato di aver annullato la sua missione a Miami per la firma del dossier per le materie prime, Meloni ha spinto il leader di FI ad avere un colloquio telefonico con il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, per avere un chiarimento.
L’Italia critica Trump, ma non troppo
L’obiettivo della Farnesina è quello di fissare una seconda data per l’incontro, così da chiudere la partita. Un obiettivo non semplice da raggiungere, anche se l’Italia finora non ha preso posizioni eccessivamente dure contro Washington. Oltre alla più che doverosa risposta di Meloni, che ha specificato che né lei né il nostro Paese hanno mai implorato nessuno, nessun membro del governo ha mai pensato che fosse doveroso convocare l’ambasciatore Usa a Roma o dare inizio a un vero e proprio scontro diplomatico.
Il nodo del vertice Nato
Le conseguenze di una vera e propria frattura con gli Usa sarebbero troppo gravi. Inoltre, crescono i timori per l’incontro tra Meloni e Trump i prossimi 7 e 8 luglio, nel corso del summit della Nato. I due leader non saranno ovviamente soli, ma non è chiaro in che modo il tycoon abbia intenzione di comportarsi. Nemmeno il presidente Usa può permettersi uno scontro pubblico, ma l’ipotesi peggiore sarebbe quella dell’indifferenza. Già al G7 di Evian è stata Meloni a cercare Trump, provando a convincerlo che l’amicizia tra Usa e Italia non è mai stata messa in discussione. Ad Ankara, c’è il rischio che la Presidente del Consiglio non riesca neanche ad avvicinarsi al tycoon.
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