lunedì 15 Giugno 2026

Eutanasia, gip Milano archivia Marco Cappato su due casi: “Non fu aiuto al suicidio”

Da La Sintesi Online
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(Adnkronos) – La per le indagini preliminari di Sara Cipolla ha accolta la richiesta di avanzata dalla Procura – sostituta Tiziana Siciliano e pubblico ministero Luca Gaglio – nei confronti di Marco indagato per aiuto al suicidio.  

In particolare, il tesoriere dell’associazione era accusato per aver accompagnato in due persone non tenute in vita da trattamento di sostegno vitale: , 82enne residente a Peschiera Borromeo, affetto da una grave forma di Parkinson ed Elena Altamira, 69enne veneta, malata terminale di accompagnata in una clinica a Basilea. Per quella “disobbedienza civile” Cappato era stato indagato, ma dopo l’ultima sentenza della Corte di Cassazione arriva l’archiviazione della giudice milanese. 

Nel provvedimento di archiviazione si fa riferimento alla sentenza della Cassazione del , numero 66 che precisa il requisito dell’essere “tenuti in vita mezzo di trattamenti di sostegno vitale”. La giudice riconosce che l’alimentazione forzata per il signor Romano e un nuovo ciclo di chemioterapia per la signora Elena sono un “accanimento terapeutico”, in quanto “inutile” per pazienti con una patologia irreversibile “e da entrambi ritenuto non dignitoso secondo la propria sensibilità e percezione”. 

Nel settembre del 2023 era stata la stessa procura di Milano a chiedere l’archiviazione nei confronti di Cappato per l’aiuto al suicidio di Elena Altamira e Romano N., accompagnati in Svizzera, rispettivamente nell’agosto e nel novembre 2022, dove avevano programmato, in apposite strutture autorizzate, di porre fine alla loro vita. 

Per i pubblici ministeri tra i casi di “non punibilità” devono rientrare quelli in cui il “rifiuti trattamenti che – sì – rallenterebbero il processo patologico e ritarderebbero la morte senza poterla impedire, ma sarebbero futili o espressivi di accanimento terapeutico secondo la scienza medica, non dignitosi secondo la percezione del malato, e forieri di ulteriori sofferenze per coloro che lo accudiscono”. Un’idea ora condivisa, dopo la pronuncia della Corte Costituzionale, dalla giudice Cipolla.  

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