mercoledì 16 Settembre 2026

Ex-Ilva, il giuslavorista: “Fallimento non è solo industriale ma su metodo gestione crisi”

Di La Sintesi Online
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

(Adnkronos) – “La vicenda Ilva rappresenta la più grave crisi industriale italiana del ventunesimo secolo e dovrebbe imporci una riflessione che vada ben oltre il destino dello stabilimento di Taranto. Dopo quattordici anni, il vero fallimento non è soltanto industriale: è il fallimento del metodo di gestione delle crisi scelto da tutta la classe politica”. Così, con Adnkronos/Labitalia, Alessandro Paone, avvocato giuslavorista e di Nius Studio , commentando gli ultimi sviluppi della vicenda dell’ Ilva. “Per oltre un decennio – osserva Paone – si è assisto allo scontro tra esigenze produttive, tutela ambientale, , magistratura, politica nazionale e locale, sindacati e territorio. Otto governi hanno risposto prendendo tempo con continui interventi normativi, amministrazioni straordinarie, risorse pubbliche e ammortizzatori sociali. Ma è sempre mancata la capacità di scegliere una strategia industriale di lungo periodo e di portarla avanti con autorevolezza, coraggio e continuità indipendentemente dal succedersi dei governi e dalle di chi non era d’accordo”. 

Secondo Paone, “la cassa integrazione e gli altri strumenti di protezione sociale sono indispensabili per governare le transizioni, ma hanno natura temporanea e non devono mai diventare il sostituto di una politica industriale. Proteggere il dei lavoratori mentre un sistema produttivo attraversa una trasformazione è necessario; finanziare indefinitamente l’attesa di una soluzione che non arriva mai risponde a logiche diverse fino a rendere la crisi irrisolvibile”. 

“Nel caso Ilva – prosegue ancora il giuslavorista – sono state mobilitate in quattordici anni risorse pubbliche enormi senza riuscire a consegnare al Paese né uno stabilimento risanato e competitivo né una vera alternativa industriale. E questo è preoccupante”. Per Paone la lezione di Taranto riguarda direttamente anche le crisi industriali del futuro: “Nei prossimi anni transizione energetica, e intelligenza artificiale produrranno inevitabilmente trasformazioni profonde e impatteranno gravemente il mondo del lavoro, è inevitabile. Non possiamo affrontarle con lo stesso schema: difendere indefinitamente ciò che esiste, pretendere che lo si sostituisca all’impresa e rinviare le decisioni più difficili facendo leva sul ricorso a risorse pubbliche per congelare situazioni industrialmente non sostenibili”. 

 

 

“Una moderna politica industriale deve avere il coraggio di decidere prima che una crisi diventi irreversibile: individuare quali produzioni sono strategiche, quali servono, quali trasformazioni sono realisticamente sostenibili e come accompagnare professionalmente e socialmente i lavoratori coinvolti. L’Ilva -aggiunge ancora Paone- dimostra quanto può costare a un Paese non scegliere”. 

“Se questa vicenda deve lasciarci qualcosa – conclude Paone – è la consapevolezza che gestire una crisi industriale non significa impedirne gli effetti per qualche mese o per qualche anno. Significa governare il . È una differenza che l’Italia, davanti alle trasformazioni che ci attendono, non può più permettersi di ignorare”. 

lavoro/dati

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Potrebbe anche piacerti

errore: © Riproduzione riservata