La diplomazia americana torna al centro delle trattative sulla guerra a Gaza con un nuovo passaggio considerato decisivo. Jared Kushner, inviato del presidente statunitense Donald Trump, dovrebbe incontrare oggi, lunedì 17 agosto, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dopo aver avuto nelle ultime ore un raro confronto diretto con esponenti di Hamas in Egitto. L’obiettivo di Washington consiste nel provare a rilanciare il percorso diplomatico per la Striscia di Gaza e superare lo stallo che ha impedito finora di procedere verso la nuova fase del piano americano.
Il viaggio di Kushner assume un peso particolare proprio perché arriva dopo il confronto avuto domenica ad Al-Alamein con Khalil al-Hayya, leader politico di Hamas. L’incontro ha rappresentato un passaggio insolito nei rapporti tra Washington e l’organizzazione palestinese e rientra nello sforzo dell’amministrazione americana di ottenere impegni concreti sul disarmo di Hamas. Secondo quanto emerso dai colloqui, l’organizzazione avrebbe ribadito la propria disponibilità a seguire una roadmap per la smilitarizzazione della Striscia, ma continua a chiedere condizioni precise per procedere.
Il nodo del disarmo resta al centro della trattativa
Il principale ostacolo resta infatti il disarmo di Hamas. Il piano sostenuto dagli Stati Uniti prevede un percorso articolato che collega cessate il fuoco, disarmo dell’organizzazione, ritiro progressivo delle forze israeliane e trasferimento dell’amministrazione di Gaza a una struttura civile palestinese. La proposta punta quindi a modificare gradualmente l’assetto della Striscia, affidando la gestione politica a un organismo palestinese senza un ruolo futuro per Hamas e accompagnando il processo con aiuti umanitari e ricostruzione.
Per Benjamin Netanyahu, tuttavia, il problema riguarda soprattutto la sequenza delle operazioni. Il premier israeliano ha respinto il piano americano e continua a sostenere che Israele non possa accettare un ritiro delle proprie forze senza avere prima la certezza che Hamas abbia realmente rinunciato alle proprie capacità militari. Netanyahu chiede quindi un disarmo effettivo, verificabile e non soltanto dichiarato, perché considera questa condizione indispensabile per impedire che Hamas possa tornare a rappresentare una minaccia militare.
Hamas chiede il ritiro israeliano prima del disarmo
Dall’altra parte del tavolo, Hamas lega l’avvio del proprio disarmo a una serie di condizioni che riguardano soprattutto le operazioni militari israeliane. L’organizzazione chiede la fine degli attacchi e il ritiro delle forze israeliane fino alla cosiddetta linea gialla, oltre all’avvio concreto della fase prevista dal piano. La distanza tra le due posizioni appare quindi evidente: Israele vuole garanzie sul disarmo prima di procedere con il ritiro, mentre Hamas pretende passi israeliani concreti prima di iniziare la propria smilitarizzazione.
È proprio su questo punto che l’incontro tra Kushner e Netanyahu potrebbe assumere un’importanza decisiva. L’inviato americano deve infatti cercare un punto di equilibrio tra le richieste delle due parti e capire se esistano le condizioni per riaprire il percorso previsto dal piano. La missione di Washington non riguarda soltanto il raggiungimento di un’intesa politica generale, ma anche la definizione di passaggi concreti che possano consentire alle parti di muoversi senza compromettere la fragile tregua.
La nuova amministrazione di Gaza al centro del progetto
Il progetto americano punta anche a costruire una nuova struttura di governo per Gaza. La prospettiva prevede il trasferimento dell’amministrazione a un organismo civile palestinese e l’esclusione di Hamas dalla futura gestione politica della Striscia. Il piano collega questo passaggio alla sicurezza, alla ricostruzione e alla ripresa degli aiuti alla popolazione, con l’intenzione di creare un nuovo assetto dopo il conflitto.
La questione della governance resta però strettamente legata a quella della sicurezza. Senza un accordo sul disarmo, Israele non sembra intenzionato ad accettare un ritiro secondo le modalità richieste dagli Stati Uniti e da Hamas. Allo stesso tempo, senza un impegno israeliano sul ritiro e sulla cessazione delle operazioni militari, Hamas non appare disposto a compiere immediatamente tutti i passi richiesti sul piano della smilitarizzazione. La trattativa resta quindi bloccata proprio nel punto in cui le concessioni delle due parti dovrebbero procedere contemporaneamente.
La pressione americana per evitare un nuovo stallo
Washington sta cercando di trasformare i contatti diplomatici degli ultimi giorni in un nuovo tentativo di attuazione del piano. L’incontro di Jared Kushner con Hamas in Egitto ha avuto proprio questo significato: ottenere un impegno più concreto sul disarmo e preparare il terreno al successivo confronto con il governo israeliano. L’inviato americano dovrà ora verificare con Benjamin Netanyahu quali passi Israele sia disposto a compiere in cambio delle eventuali garanzie offerte da Hamas.
Il percorso resta comunque estremamente delicato. La posizione di Netanyahu ha già provocato forti reazioni da parte di diversi Paesi della regione, che chiedono agli Stati Uniti di esercitare una maggiore pressione affinché il piano possa entrare nella fase operativa. Nel frattempo, la situazione sul terreno continua a rendere difficile qualsiasi accelerazione diplomatica. Il successo dell’iniziativa americana dipenderà dalla capacità di trasformare gli impegni politici in azioni verificabili e simultanee, evitando che una delle due parti utilizzi l’assenza di fiducia come motivo per rinviare ulteriormente le proprie mosse.
Il colloquio tra Kushner e Netanyahu arriva dunque in un momento cruciale. Dopo il confronto con Hamas in Egitto, l’inviato americano porta a Israele le richieste e gli impegni emersi dal tavolo diplomatico. Il premier israeliano dovrà invece chiarire quali condizioni considera indispensabili per accettare la nuova fase del piano. Il disarmo di Hamas, il ritiro progressivo delle forze israeliane e la nascita di una nuova amministrazione civile palestinese restano i tre passaggi fondamentali attorno ai quali si gioca la possibilità di rilanciare il percorso di pace a Gaza.
La diplomazia americana prova così a riaprire una porta che nelle ultime settimane si era nuovamente chiusa. Il confronto di oggi tra Jared Kushner e Benjamin Netanyahu dovrà stabilire se esiste ancora uno spazio politico per far avanzare il piano oppure se le condizioni poste dalle due parti continueranno a impedire qualsiasi progresso. In questo quadro, la priorità di Washington resta quella di ottenere un cessate il fuoco stabile e un percorso credibile verso il disarmo e il ritiro militare, mentre la prospettiva di una nuova amministrazione di Gaza rappresenta il passaggio successivo su cui costruire la fase politica dopo il conflitto.
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