Non perde il vizio delle esternazioni da bar Roberto Vannacci, che ai microfoni di Start su Sky Tg24 sceglie l’ironia di grana grossa per replicare alle recenti dichiarazioni del ministro Antonio Tajani. Incalzato sul tema dell’abbigliamento femminile e delle convenzioni sociali, l’ex generale della Folgore ha affondato il colpo con un’uscita che ha fatto subito il giro del web: «Tra una donna con la gonna lunga e una donna con la gonna corta, io una donna la preferisco sempre senza gonna». Vista la bufera montata in poche ore, il leader di Futuro Nazionale ha provato a metterci una pezza attraverso l’Adnkronos, rivendicando di non essere «un bacchettone» e definendo le donne «un dono dell’universo», per poi avventurarsi in un maldestro elogio della «natura» contro ogni «omologazione» di genere. Una difesa d’ufficio che ha solo finito per aggravare il quadro di una visione drammaticamente arretrata.
Insorgono le opposizioni: “Regredito allo stato animale”
Le reazioni della politica non si sono fatte attendere, trasformando la scivolata del generale in un atto d’accusa contro l’intero centrodestra. Marianna Madia (Iv-Casa Riformista) ha bollato la frase come l’ennesima prova di una «delirante miscela di maschilismo e qualunquismo», chiedendosi se la maggioranza intenda davvero fare un pezzo di strada elettorale con un personaggio simile. Ancora più dura Elisabetta Piccolotti di Avs, che ha parlato apertamente di un esponente politico «regredito allo stato animale» e adatto a fare la comparsa in un circo nostalgico prima della liberazione femminile. Sulla stessa linea Stefano Bonaccini (Pd), che ha accostato la battuta sulle gonne alle note proposte del generale sulle classi separate per i disabili, mentre Luigi Marattin ha liquidato la vicenda con un’alzata di spalle: «Gli piacciono i pantaloni, abbiamo di meglio a cui pensare». Un teatrino che ripropone con forza il tema dell’inadeguatezza culturale di certi interpreti della politica nazionale.





