Il governo Meloni è al lavoro su possibili nuove modifiche alla legge elettorale che arginino la crescita politica di Futuro Nazionale, il partito di ultradestra di Roberto Vannacci. L’obiettivo è blindare il secondo mandato di questo esecutivo, evitando al contempo che la nuova forza politica ottenga un numero “eccessivo” di seggi in Parlamento. Uno scenario simile darebbe ai vannacciani il potere di dettare legge in Aula, avendo a loro vantaggio un gran numero di voti.
La maggioranza, quindi, riflette su un innalzamento del premio di maggioranza dal 42% al 45% e della soglia per l’elezione al Parlamento dal 3% al 4%. Nel primo caso, il governo attuale si assicurerebbe che il centrosinistra non ottenga il premio e al contempo Vannacci otterrebbe meno seggi se entrasse in coalizione con il centrodestra. Con una soglia di sbarramento più alta, invece, Calenda potrebbe convincersi ad allearsi con il centrodestra e quest’ultimo non sarebbe costretto ad aprire a Futuro Nazionale, avendo le percentuali necessarie per la vittoria.
Con o senza Vannacci la legge elettorale diventa inutile
Roberto Vannacci, insomma, è la nuova spina nel fianco di Giorgia Meloni. Con o senza Futuro Nazionale in coalizione, infatti, la legge elettorale già in discussione in Aula diventerebbe inefficace. Gli scenari sono molteplici. Con il “Melonellum”, se Vannacci dovesse decidere di allearsi con la maggioranza, potrebbe ottenere ben 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Tutti posti tolti dal controllo di FdI e Lega. FN si aggira infatti già al 5,3% dei consensi.
Il Carroccio, quindi, potrebbe tirarsi indietro al voto in Aula, in quanto ha accettato di sostenere la legge solo in cambio di un elevato numero di posti in Parlamento. “Certamente è più facile restare con l’attuale legge elettorale”, ha già dichiarato il leghista Stefano Candiano.
Futuro Nazionale è un problema anche con il “Rosatellum”
Eppure, con il “Rosatellum” la situazione non sarebbe più florida. Nel caso in cui Vannacci decidesse di non entrare a far parte della coalizione, allora il centrodestra non avrebbe le percentuali per assicurarsi il secondo mandato e soccomberebbe al campo progressista. Invece, se diventasse un alleato, allora il resto dei partiti in coalizione perderebbero preziosi collegi uninominali al Nord.
Il riferimento sono le elezioni europee del 2024. In quell’occasione, come candidato indipendente della Lega, Vannacci ottenne il 23,2% dei voti del Carroccio, di cui il 28,5% nel Nord-Est e il 36,3% nel Centro. Quindi, il centrodestra rischia di perdere 147 seggi uninominali con il Rosatellum e 70 con il Melonellum.
Leggi anche: Schlein e Conte riuniscono il campo progressista. Renzi resta fuori: “Noi siamo un’altra cosa”
Seguite La Sintesi sui nostri social!


