giovedì 14 Maggio 2026
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Il Superbonus da 174 miliardi: analisi dei costi per lo Stato

Superbonus 110% - Istat, Enea e Ministero dell'Economia fotografano l'impatto reale di una delle misure più costose di sempre

Da Giuseppe Rosso
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L’operazione legata al Superbonus 110% si è rivelata uno degli interventi fiscali più onerosi e discussi degli ultimi decenni, con una spesa pubblica complessiva che ha sfondato la soglia dei 170 miliardi di euro. Un importo che, secondo i dati pubblicati dal Ministero dell’Economia in sinergia con Istat ed Enea, ha raggiunto esattamente 174 miliardi di euro, quattro volte superiore alle previsioni iniziali degli esperti e pericolosamente vicino all’intero ammontare del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il Dipartimento delle Finanze ha dovuto mobilitare risorse straordinarie per tenere sotto controllo i flussi di cassa e verificare la legittimità delle agevolazioni richieste dai contribuenti.

L’impatto sul deficit e la gestione dei crediti fiscali

Il peso della misura sul bilancio dello Stato ha alimentato un acceso dibattito, in particolare rispetto alla difficoltà di mantenere il rapporto deficit/Pil al di sotto della soglia critica del 3%. La percentuale di crediti scartati si è attestata negli ultimi anni attorno al 3%, richiedendo un monitoraggio costante per intercettare anomalie e irregolarità. Senza il tempestivo intervento del Fisco nel bloccare la monetizzazione di nuovi crediti, il costo per il solo 2025 avrebbe superato con margine gli 8,4 miliardi indicati nei documenti ufficiali. La revisione continua delle stime di finanza pubblica si è resa necessaria, dato che il volume delle detrazioni ha continuato ad espandersi nonostante i successivi inasprimenti normativi.

I controlli dell’Agenzia delle Entrate e le frodi intercettate

L’Agenzia delle Entrate ha condotto un piano di vigilanza che ha permesso di neutralizzare operazioni sospette per un valore complessivo di circa 4,1 miliardi di euro. Nel dettaglio, i controlli preventivi hanno portato allo scarto di 1,8 miliardi di crediti irregolari, mentre l’analisi del rischio ha individuato ulteriori 2,3 miliardi con profili problematici. Sul fronte giudiziario, le indagini sulle cessioni fraudolente del credito hanno già portato a sequestri per un importo pari a 680 milioni di euro. Questi interventi hanno contenuto i danni alle casse erariali, anche se la massa dei crediti fiscali ancora in circolazione rimane una fonte di significativa preoccupazione per la stabilità del sistema.

La spinta alla crescita e il nodo della sostenibilità

Al netto dei costi, il Superbonus ha funzionato da volano per la ripresa economica italiana nel periodo successivo alla crisi pandemica, attivando investimenti diretti per oltre 100 miliardi di euro e trascinando il settore delle costruzioni verso una crescita senza precedenti tra il 2021 e il 2023. In quel triennio, il tasso di sviluppo del Prodotto Interno Lordo italiano si è collocato al di sopra di molte altre economie europee, grazie proprio all’espansione del comparto edilizio. Gli effetti benefici si sono riverberati sull’occupazione, sulla produzione industriale e sul gettito fiscale generato dalla maggiore circolazione di ricchezza. Tuttavia, la tesi che la misura si sia autofinanziata risulta smentita dai principali centri di ricerca economica nazionali: il ritorno fiscale, pur consistente, è rimasto inferiore al costo totale sostenuto dallo Stato. Il governo segue con attenzione l’evoluzione dell’agevolazione al 65% prevista per il 2025, con l’obiettivo di scongiurare ulteriori scostamenti che potrebbero minacciare la stabilità finanziaria del Paese.

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