domenica 30 Agosto 2026
Trump e Iran sullo Stretto di Hormuz

“Siamo di fronte a uno shock dell’offerta di petrolio senza precedenti”

Il calo record delle scorte a livello mondiale allarma l'Agenzia internazionale dell'Energia

Di Maria Vittoria Ciocci
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Mentre l’attenzione dei media converge sul summit di Pechino, l’Agenzia internazionale dell’Energia (Aie) ha lanciato un nuovo allarme: corrisponde a oltre un miliardo di barili il deficit di produzione di nel Golfo, a cui si aggiungono 14 milioni di barili al giorno arenati nello di Hormuz. E, ancora una volta, sono i numeri a preoccupare: le scorte globali sono sprofondate di 250 milioni di barili tra marzo e aprile, quindi 4 milioni di barili al giorno. “Uno shock dell’offerta senza “, riassume l’Aie.

I Paesi hanno risposto alla crisi iraniana alla meglio. L’ e gli Emirati Arabi, ad esempio, hanno dirottato parte degli approvvigionamenti di carburante verso porti alternativi come l’oleodotto Est-Ovest gestito di Saudi . Mentre gli Stati Uniti dipendono dalle riserve strategiche, che però si sono ridotte di 4,3 milioni di barili. Alla luce dell’impatto della guerra, l’Aie ha annunciato il rilascio coordinato di circa 400 milioni di barili di petrolio, accumulati nelle riserve strategiche degli Stati membri. Ma questo non ha contenuto l’aumento dei costi dell’energia.

Nel frattempo, sta calando la domanda. che vedono 2,4 milioni di barili in meno al giorno nel secondo trimestre. Così come avvenne durante la pandemia di Covid-19, che fece crollare la richiesta, ma che risultò decisamente impattante nel momento in cui il mondo ricominciò a muoversi parallelamente alle difficoltà di ripresa. Il conflitto nel Golfo rischia di provocare il medesimo disavanzo in termini di energia, poiché l’offerta potrebbe aver bisogno di un tempo prolungato per stabilizzarsi. E la prima conseguenza potrebbe essere di nuovo il rialzo dei .

‘è però qualcuno che ci sta guadagnando. Dagli Stati Uniti al Canada, arrivando al Brasile e passando per il Venezuela. Si apre uno spiraglio anche per la , che – ultimamente – ha aumentato le esportazioni di greggio. Settore fino a qualche mese fa vincolato alle sanzioni dell’Unione europea e alla strategia di decoupling applicata dagli Stati membri.

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