Sono storiche le fondamenta sulle quali poggiano i rapporti tra Italia e Stati Uniti. Le stesse che, in questo particolare momento storico, stanno vacillando a causa dell’impulsività di Donald Trump. Il tycoon ha scatenato una crisi energetica globale con la rappresaglia contro l’Iran e ha attaccato frontalmente Papa Leone XIV, nutrendo così la diffidenza dell’opinione pubblica. Persino tra gli elettori vicini alla premier Giorgia Meloni.
Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale nel ’45, alla caduta del Muro di Berlino nel 1989, passando per la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel ’91, gli italiani non hanno mai avuto una considerazione così bassa degli States.
“L’Italia dovrebbe sostenere sempre gli Stati Uniti nella politica internazionale?”, è ciò che chiede Demos per Repubblica. Solo il 13% ha dato risposta positiva, mentre l’85% sostiene che il Belpaese dovrebbe scegliere autonomamente la linea sui principali dossier nazionali e internazionali. È il risultato delle capriole del Presidente degli Stati Uniti, che cambia le carte in tavola dall’oggi al domani in base a come cambia il vento. Ed è una tendenza che, curiosamente, vede d’accordo gli elettori della maggioranza e dell’opposizione, raggiungendo il picco tra quelli di Avs, M5s e Pd.
È bene però sottolineare che il concetto di cooperazione con Washington rimane radicato e che le critiche avanzate convergono principalmente sulla figura di Donald Trump, in quella che ormai viene definita dai sondaggisti “l’anti-trumpismo”. E in questo caos diplomatico, specchio della personalità dell’inquilino della Casa Bianca, emerge un’altra problematica su cui in pochi riescono a chiudere un occhio: il silenzio e l’assenza dell’Unione europea. Il luogo dove un tempo venivano sciorinati i fantomatici valori dell’Occidente, è rimasto a guardare quando quegli stessi valori venivano violati. Anche dagli Stati Uniti.
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