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martedì 28 Aprile, 2026
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Ipotesi navi a Hormuz, Verni: “Come funziona l’ok a una possibile missione internazionale’

Da La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Quattro navi italiane- due cacciamine, affiancati da una nave di scorta e da un’unità logistica per il rifornimento -potrebbero essere coinvolte in una ipotetica missione nello Stretto di Hormuz a condizione di una tregua stabile nell’area: ma quale sarebbe l’iter tecnico di una eventuale intervento per la sicurezza e la libera circolazione di quello snodo strategico?. Innanzitutto “è indispensabile” il via libera del parlamento, spiega all’Adnkronos l’avvocato Marco Valerio Verni, esperto di diritto internazionale dopo quanto emerso dalle recenti dichiarazioni del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Giuseppe Berutti Bergotto. “Ma l’effettivo invio delle quattro navi, configurando una nuova missione internazionale (o, volendo, un sostanziale ampliamento di quelle esistenti, come EMASoH) deve essere autorizzato dal parlamento dopo che il governo abbia emanato la relativa delibera, dove sono individuati, in buona sostanza, l’area di operazione, gli obiettivi, le regole di ingaggio ed i costi – osserva – Senza questo voto, secondo la legge quadro sulle missioni internazionali, le navi non possono lasciare le acque nazionali per compiti operativi in teatro estero, a prescindere dal contesto in cui si agisca”.  

“Il piano attuale introduce una specificità tecnica: l’operazione di sminamento, tesa a bonificare le acque dalle mine (da fondo o ormeggiate) per ripristinare la sicurezza delle rotte energetiche (circa il 20% del petrolio mondiale transita da lì) – osserva Verni – Come precisato dai vertici politici e, quindi, militari, l’Italia interverrebbe in una fase di de-escalation o a conflitto concluso”. “Le operazioni si concentrerebbero lungo la ‘linea di separazione del traffico’ dello Stretto, con il limite del rispetto delle acque territoriali degli Stati costieri (Iran e Oman), a meno di espliciti accordi o mandati internazionali che autorizzino lo sconfinamento per ragioni di sicurezza della navigazione”, osserva.  

“Il punto è proprio che nello Stretto di Hormuz non si naviga ‘ovunque’. Esiste uno schema di separazione del traffico (Traffic Separation Scheme – Tss) stabilito dall’International Maritime Organization (Imo). Questo corridoio è composto da due corsie di transito (una in entrata e una in uscita) e da una zona di separazione centrale, appunto, ma le prime (corsie di navigazione) ricadono interamente all’interno delle acque territoriali di Iran e Oman. Per esse, sebbene siano acque sovrane, il diritto internazionale (nello specifico, la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, art. 38) impone il regime del ‘passaggio in transito’ ma è evidente che procedere alle operazioni dette, seppur ‘solo’ di sminamento, senza il consenso dello Stato costiero (in particolare l’Iran), potrebbe essere interpretato da quest’ultimo non come un atto di mera bonifica, ma come una violazione della sovranità o un’operazione militare non autorizzata – continua l’avvocato – Ecco perché la premier Meloni e il ministro Crosetto insistono sulla necessità di una cornice internazionale chiara”. 

 

Una missione che potrebbe avvenire per decisione di alcuni Stati oppure sotto l’egida Onu: “La ‘coalizione di “volenterosi’ è un raggruppamento di Stati che decidono, su base volontaria e tramite accordi multilaterali di intervenire per uno scopo comune. La base legale è solitamente la legittima difesa collettiva (art. 51 Carta Onu) o il consenso dello Stato costiero (se presente). Non necessita di un voto del Consiglio di Sicurezza Onu, ma, chiaramente, ha meno ‘peso’ politico internazionale – conclude spiegando la differenza tra i due ipotetici tipi di missione – Una missione sotto guida Onu, invece, viene istituita con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza (ai sensi del Capitolo VII della Carta delle stesse Nazioni Unite), assumendo, per ciò stesso, una legittimazione universale e poteri speciali, come la possibilità di imporre sanzioni o utilizzare la forza per mantenere la pace e la sicurezza internazionale, superando anche la sovranità degli Stati coinvolti se questi violano le norme internazionali”. 

cronaca

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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