Verderami e altri hanno ripreso il titolo del Corriere della Sera come se fossero realmente parole mie, travisando completamente il senso di quanto detto, quasi come se una mia eventuale elezione potesse avere un valore nazionale. Per questo sono costretto a smentire quel titolo:
“A Ceglie un voto locale? No, la ricaduta è nazionale”.
Se si legge l’articolo, e non soltanto il titolo, si capisce chiaramente che non stavo parlando della mia elezione.
A Ceglie Messapica ho semplicemente dato un piccolo contributo cercando di portare finalmente una lista del Movimento 5 Stelle, che prima non era presente alle elezioni locali. E sono perfettamente consapevole del fatto che prenderò molti meno voti rispetto a chi lavora sul territorio da anni, perché funziona cosi alle elezioni comunali.
Quindi non immagino affatto una mia elezione e, soprattutto, non penso minimamente che una mia eventuale elezione possa avere un valore nazionale. Non sono improvvisamente impazzito al punto da perdere il senso della misura.
Quello che ho detto è un’altra cosa: dopo il referendum, ogni elezione locale in cui il centrodestra viene sconfitto rappresenta inevitabilmente un danno politico per Giorgia Meloni. E nel caso specifico di Ceglie Messapica c’è un elemento ulteriore: è il paese dove la presidente del Consiglio trascorre le vacanze. Se dopo sedici anni il centrodestra dovesse perdere proprio lì, sarebbe inevitabilmente una notizia nazionale.
Quindi non c’entra Rocco Casalino, non c’entra la mia candidatura personale. C’entra semplicemente il fatto che, quando il campo progressista vince in più comuni possibili, politicamente indebolisce Giorgia Meloni. E se questo accadesse proprio nel paese simbolicamente legato alle sue vacanze, l’effetto mediatico e politico sarebbe ancora più evidente.
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