La sconfitta di Giorgia Meloni al referendum sulla giustizia ha dimostrato a tutti che la Premier non è invincibile. Secondo l’analisi pubblicata dall’edizione europea di Politico, il voto ha scoperchiato un malcontento diffuso (che per ora non riusciva a emergere), trainato soprattutto dai giovani, che potrebbe trasformarsi in un vero ostacolo politico per Palazzo Chigi. Tuttavia, per Conte e Schlein la strada verso una vittoria duratura è ancora decisamente in salita.
Elly Schlein non ha perso tempo e ha rivendicato il risultato come una ”vittoria straordinaria del popolo”, convinta che il voto segni l’inizio della fine per l’egemonia della destra. Anche Giuseppe Conte ha cercato di cavalcare l’onda, ma i numeri dei sondaggi rendono difficile lasciarsi andare a troppi entusiasmi. Con Fratelli d’Italia ancora piantato al 29%, mentre il Partito Democratico insegue al 22% e il Movimento 5 Stelle resta staccato al 12%, è chiaro che il successo del “No” non si trasformerà magicamente in voti pronti per il centrosinistra. Come ha fatto notare Lorenzo Pregliasco di YouTrend, quel 53% di contrari alla riforma è un blocco troppo vario per essere già considerato “proprietà” di qualcuno e soprattutto è un elettorato che ha punito il Governo, ma che non ha ancora scelto un’alternativa.
Il vero nodo per le opposizioni resta però la leadership: come mettersi d’accordo su chi comanda e cosa fare davvero insieme? La pressione per le primarie è ormai alle stelle e Giuseppe Conte le ha definite «inevitabili», mentre Elly Schlein si rende ora disponibile al confronto. Ma il cammino sarà difficile, con distanze su temi che pesano come macigni: dagli aiuti militari all’Ucraina alle spese per la difesa, fino a una visione dell’economia che ancora non trova un punto d’incontro.
In questo clima di incertezza, secondo le indiscrezioni raccolte da Politico, Giorgia Meloni potrebbe essere tentata di giocare il tutto per tutto con la carta delle elezioni anticipate. L’idea è quella di cogliere le opposizioni ancora impreparate e divise sulla scelta del leader, chiudendo la partita prima che il fronte progressista riesca a diventare una coalizione di governo credibile e organizzata.
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