In campagna elettorale, il sindaco di New York Zohran Mamdani aveva promesso che avrebbe fatto arrestare Benjamin Netanyahu se il premier israeliano fosse arrivato a New York per partecipare all’assemblea generale delle Nazioni Unite. Dopo avere esaminato «ogni possibilità prevista dalla legge», la sua amministrazione ha però concluso che le autorità cittadine non hanno il potere di eseguire il mandato d’arresto della Corte penale internazionale. Ma «il silenzio», dice Mamdani in un video pubblicato sui social, «non diventerà un’altra arma», e Netanyahu, «come ogni altro criminale di guerra latitante, non è il benvenuto a New York».
«L’architetto del genocidio palestinese»
«Benjamin Netanyahu è un criminale di guerra, l’architetto del terribile genocidio del popolo palestinese», attacca Mamdani. «È responsabile dell’uccisione di oltre 73mila persone; della mutilazione di decine di migliaia di bambini, poiché coloro che sopravvivono subiscono amputazioni senza anestesia; dei bombardamenti mirati contro reparti di neonatologia e centri di assistenza maternità, negando ai neonati persino la possibilità di vivere. È responsabile delle innumerevoli persone che ha ridotto alla fame, impedendo che cibo e aiuti umanitari li raggiungessero. È responsabile dell’uccisione di centinaia di operatori umanitari e giornalisti.»
«Deve essere processato»
«Proprio il mese scorso l’Onu ha confermato che i bambini palestinesi continuano a essere deliberatamente presi di mira e uccisi dalle Forze armate israeliane. A più di otto mesi dal cosiddetto cessate il fuoco, l’elenco non finisce più. E tutto questo mentre noi americani paghiamo le bombe che uccidono», prosegue il sindaco di New York. «C’è un motivo se la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto nei suoi confronti. Come esseri umani, abbiamo impiegato generazioni a costruire una consapevolezza condivisa del fatto che esistono crimini così gravi da offendere l’umanità intera. Chiunque abbia occhi, cuore e coscienza dovrebbe riconoscere la devastazione che egli ha provocato e comprendere che dovrebbe essere processato.»
L’appello al governo federale
«Come ho detto, concordo con la Corte Penale Internazionale sul fatto che Benjamin Netanyahu debba essere arrestato e processato per i suoi crimini, così come chiunque altro sia stato incriminato dalla Corte». Tuttavia, spiega Mamdani, «La mia amministrazione ha esaminato ogni possibilità prevista dalla legge per determinare se la città di New York potesse eseguire il mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale qualora Benjamin Netanyahu venisse qui. È chiaro che non abbiamo l’autorità giuridica per dare esecuzione a questo mandato. Il governo federale, tuttavia, sì. E faccio appello a loro perché si uniscano alla CPI ed eseguano questo mandato.»
«Netanyahu non è il benvenuto a NYC»
«E voglio essere altrettanto chiaro: Benjamin Netanyahu non è il benvenuto a New York City, come non è benvenuto nessun criminale di guerra latitante. Non possiamo porre fine al genocidio da soli, ma possiamo decidere se il nostro silenzio diventerà un’altra arma. E possiamo esaminare ogni strumento a nostra disposizione per difendere l’umanità e la dignità di tutte le persone. Questo è l’impegno che prendo nei vostri confronti».
L’amministrazione Trump, però, non è sulla stessa linea. Segue anzi una linea opposta: non riconosce la giurisdizione della Corte Penale Internazionale e considera Netanyahu un alleato fondamentale. Prima di presentarsi a New York City per l’Assemblea generale dell’Onu di settembre, tuttavia, il primo ministro israeliano potrebbe pensarci due volte.
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